Il termodinamico minaccia i nuraghi

Bonorva, il contestato progetto della megacentrale incombe su un’area archeologica vastissima e ricca di monumenti

BONORVA. Termodinamico: per capire meglio la situazione di disagio dei cittadini e la volontà di opporsi con decisione alla richiesta presentata da alcune società multinazionali è necessario ripercorrere brevemente la storia di un territorio che rischia di perdere totalmente la propria identità. A minacciarne la vocazione naturale, secondo i cittadini, è il forte, ed insistito, tentativo manifestato ad alcune società multinazionali che, per l’occasione, hanno aggregato quattro interventi previsti nell’isola, diversi fra loro per locazione, natura dei suoli e importanza storica, per fondersi in un’unica rappresentanza multinazionale, che ha chiesto di spostare le pratiche dagli uffici regionali a quelli Ministeriali per affidarne il giudizio sull’impatto ambientale (VIA), fondamentale per poter dare corso ai lavori di occupazione d centinaia di ettari di terreno agrario.

Si determinerebbe così l’invasione del territorio con un’autentica marea di specchi parabolici che dovrebbero avere una corda di oltre 6 metri, sarebbero collocati su torri della stessa altezza, poste su corridoi larghi dieci metri e corredati da una lunga serie di collettori che dovrebbero trasportare acqua a temperature che, anche grazie all’uso di particolari sali, sfiorerebbero i 500 gradi, per convogliarle verso una torre di accumulo che farebbe da fulcro per la produzione di energia elettrica pulita. Un progetto che molti hanno definito, forse non a torto, la madre di autentici ecomostri, capaci di distruggere per sempre quanto di vitale e positivo esiste nel territorio.

I progetti delle amministrazioni locali, superato l’attuale momento di crisi generale, da cui comunque la campagna pian piano si sta riprendendo, erano e sono però ben diversi. Era il 15 marzo del 1992 quando la Comunità montana n. 5 del Meilogu consegnò i lavori relativi a un progetto, per l’importo complessivo di 15 miliardi e 800 milioni di lire, per la realizzazione, all’interno di quella che è da sempre conosciuta come la”Valle dei Nuraghi”, di una direttrice turistica nuova, nell’ambito di un territorio ricchissimo di reperti archeologici ed emergenze storiche, fino ad allora non valorizzato nella sua integrità e bellezza. Fu costruita una nuova strada di collegamento che, partendo dalla località Punga, alla periferia del paese, collega le principali arterie che da Bonorva conducono verso il centro del Meilogu per attraversare in tutta la lunghezza, una zona ad alta vocazione turistica. Un intervento che ha in gran parte risolto il problema della più adeguata e facile mobilità turistica. Nell’ambito dello stesso intervento furono recuperati diversi siti fino allora abbandonati, fra i quali chiesette campestri, tombe ipogeiche, fonti sacre e nuraghi. L’opera di ripristino totale, il quel momento, era ovviamente imprevedibile nel suo complesso strutturale ed economico e fu pertanto rinviata a interventi successivi, mirati proprio al recupero e visibilità dei punti storici più importanti.

Nel marzo del 1995, con il progetto “Muras”, studiato per la pulizia dei monumenti e la costruzione di percorsi culturali, furono catalogate nel territorio ben 5 necropoli di domus de janas, oltre 70 nuraghi, 3 tombe dei giganti, 2 fonti sacre e 9 recinti megalitici, tutti appartenenti al periodo preistorico e protostorico, oltre ad una necropoli e numerosi tratti viari di periodo romano. Un vastissimo patrimonio archeologico e culturale da valorizzare. Altro studio preliminare, mai completato, ha riguardato l’esistenza di almeno cinquanta fra sorgenti e fonti all’interno del paese e principalmente nel territorio, dove la loro esistenza era funzionalmente legata all'utilizzo da parte dei contadini e pastori. Con l’intervento previsto si metterebbero in pericolo diversi nuraghi fra i quali, anche Monte Cheja, Poltolu, Tinnuras, Monte Frusciu, S’ispinalva, Oltovolo, Monte Oro, Monte Longu, Monte Cheja, Ena ‘e Leperes, Campu de Olta, Bigialza,

Mura Pizzinna, Cagaj, S. Elena, Sa Monza, Lizzeri, Monte Ezzu, Frusciosu, Monte Calvia, Feruledu, Puttos de inza, Silanos. Si dovrebbero ricordare, per non dimenticare, anche diversi torrenti e rii come Riu Ilde, San Lucia e Riu Ladu ricchi, fino a qualche anno fa, di trote ed anguille.

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