L’ex miniera di Furtei è un deposito di veleni, ma il ministero non è mai stato informato

Il ministro dell’Ambiente 0rlando lascia la Sardegna con un’agenda aggiornata di problemi nuovi e di vecchie emergenze ormai pronte a esplodere

SASSARI. Il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando è venuto in Sardegna per la campagna elettorale del candidato presidente del centrosinistra Francesco Pigliaru, ma il tour è servito per allineare una dietro l’altra alcune delle emergenze ambientali dell’isola più sentite dalle popolazioni.

A Porto Torres si è cominciato con la discarica di Minciaredda e la darsena invasa di benzene: ancora il ministero non è intervenuto perché ancora Syndial non ha mandato il progetto di bonifica, “chiederemo conto” ha dichiarato il ministro. Sulla centrale di Fiume Santo si conferma che i due gruppi chiusi perché fuori norma non riapriranno e infine per l’Asinara il ministro si è dichiarato pronto a “fare ciò che serve” per dare vita anche amministrativa al parco nazionale.

A Sardara il ministro non ha potuto eludere le questioni che affliggono alcuni centri della Sardegna in generale e quella meridionale in particolare.

Una, che riguarda tutta l’isola, è il proliferare di centrali termodinamiche e l’altra è l’annosa vertenza sulcitana all’Eurallumina, dove il sequestro del sito di stoccaggio degli avanzi di lavorazione impedisce il riavvio dell’attività produttiva dell’azienda, che conta 500 lavoratori fra diretti e indiretti. Il ministro ha ascoltato una delegazione della Rsu aziendale della Eurallumina, guidata dal suo leader storico Antonello Pirotto. Al ministro ha consegnato un documento in cui viene ribadita la grave situazione di stallo relativa al mancato dissequestro del sito di stoccaggio degli scarti di lavorazione della fabbrica metallurgica sulcitana. Senza il dissequestro del sito, l’azienda non può infatti riaprire i battenti. La promessa di Orlando: il problema sarà affrontato in sede ministeriale congiunta, Attività produttive e Ambiente.

Poi è stato il turno del comitato “No Megacentrale”, a cui aderiscono in Campidano i movimenti sorti spontaneamente a Gonnosfanadiga, Guspini, Decimoputzu e Vallermosa, a cui si affiancano quelli di Bonorva, Cossoine e altri ancora. La portavoce Luciana Mele, di Gonnosfanadiga, ha chiesto al ministro Orlando cosa intende fare il ministero dell’Ambiente per impedire il saccheggio del territorio sardo da parte di società energetiche che hanno solo lo scopo di fare utili per qualche anno e poi andar via lasciando sul posto le loro centrali in stato di abbandono. “Sono migliaia di ettari di terreni fertilissimi sottratti all’agricoltura e alle nostre aziende – ha detto Luciana Mele al ministro -. Si tratta di operazioni di mera speculazione da parte di spregiudicate società che oltre tutto attingono a risorse pubbliche. Fermiamo tutto e riflettiamo, i sardi sono stufi di questi assalti. Geotermico, solare, eolico possono anche starci, ma non a discapito del principale settore produttivo isolano, che rimane sempre l’agricoltura e la zootecnia”. Il ministro Orlando ha convenuto e chiamato in causa la Regione. “La Sardegna non ha ancora un piano energetico – ha detto il responsabile governativo dell’Ambiente -, la Regione ci deve dire cosa intende fare, non si può andare avanti con questa grave lacuna”. Il comitato “No Megacentrale” sarà ricevuto a breve a Roma dal ministro per un esame più dettagliato della situazione e per azioni comuni.

Infine un accenno al bacino dei veleni nella ex miniera dell'oro di Furtei della Sardinan God Mining. E' emerso che il ministero dell’Ambiente non è stato ancora investito istituzionalmente dalla Regione della bomba ecologica nel sito aurifero dismesso, dove il bacino dei reflui di lavorazione è impregnato di cianuro, arsenico e vari metalli pesanti fortemente tossici e perfino velenosi. “E' necessario che che l’istruttoria per il risanamento ambientale venga trasmessa a Roma –

ha precisato il ministro dell’Ambiente –, solo allora potremo farcene carico e valutare la situazione. Al momento se ne sta occupando la Regione, che ha affidato alla controllata Igea gli interventi di messa in sicurezza. Ma dell’esistenza di piani di risanamento non ne siamo a conoscenza”.

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