Chiesa aperta per la festa di carnevale

Successo dell’iniziativa del parroco di Cristo Risorto a Porto Torres. A Muros il sacerdote indossa l’abito di Superman - FOTO

SASSARI. Forse il nuovo corso di Papa Francesco c’entra solo in parte. Perchè per fare certe cose che farebbero rabbrividire anziani sacerdoti, ci vogliono “preti di strada” che si mettono in gioco alla pari, che intendono la chiesa come casa di tutti. E nelle case non devono mancare i momenti per stare insieme, anche quando si fa festa e le famiglie si riuniscono.

«Chi è allegro ha già capito tutto», don Michele - parroco di Cristo Risorto a Porto Torres, balla in cerchio tenendo per mano altri ragazzi. Cuffia nera alla moda, felpa e jeans, barbetta, spesso gira con gli auricolari bianchi e ascolta musica. Domenica pomeriggio la chiesa ha accolto una festa di carnevale con tante mascherine. Era una idea, una prova, si è trasformata in un successo. Pienone e applausi. Valanga di commenti su Facebook.

«Sì, sono contento – dice il giovane parroco – in fondo è bastato spostare i banchi da una parte e creare un grande spazio al centro della chiesa. C’è sempre timore e può sembrare strano che la chiesa si apra in questo modo, invece è normale. Non ho l’oratorio e altri stabili, mi devo arrangiare. La struttura è adattabile con semplici accorgimenti, e può essere condivisa da tutti, grandi e piccoli».

L’allegra compagnia di Ludolandia ha animato gratuitamente il pomeriggio e ognuno è arrivato «alla mensa» portando qualcosa. «Alla base dell’iniziativa c’è la semplicità – racconta don Michele – non possiamo permetterci grandi cose, la città attraversa una crisi senza precedenti e anche una festa dove magari si paga per entrare diventa un problema. E la chiesa deve aprire, creare momenti di condivisione e di festa. Ogni bambino ha portato qualcosa: frittelle, una bottiglia di Coca-Cola, come una grande famiglia che si riunisce attorno alla parola di Dio».

Certo, avere una chiesa senza particolari pregi sotto il profilo architettonico aiuta: «A San Gavino – dice ancora don Michele – non avrei potuto farlo. Ma qui si può, e allora è giusto vivere questi momenti di incontro e di condivisione».

Non si è mascherato don Michele, ma ha giocato e scherzato con i ragazzi: prima con l’orso di peluche, poi indossando la cuffietta rossa da diavoletto. La festa è riuscita, e apre la strada a nuovi incontri.

Da Porto Torres a Muros, dove il carnevale in paese è una tradizione che quasi mai mette tutti d’accordo. Anche se la festa non può mancare. Don Felix è un altro che crede nella “cura della gioia”. E siccome c’era da metterci la faccia e giocare senza finti coinvolgimenti, a un certo punto non ha rinunciato a mascherarsi: eccolo con la divisa di Superman che scende in piazza per la sfilata. Risate e ovazioni.

«Non è stato il parroco a proporsi – dice il sacerdote – ma l’amministrazione comunale, che ha visto le attività che porto avanti e che coinvolgono tutti, mi ha chiesto una mano. Io ho accettato, con un impegno: vedere un popolo unito a Muros».

E allora ecco una strategia nuova, con uno slogan che può apparire scontato ma che, in fondo, non lo è: Tutti per Muros e Muros per tutti.

«Ho lavorato per creare un momento di unione della comunità – racconta il parroco – e lasciare da parte le divisioni, quasi sempre dettate dalle beghe politiche. É andata meravigliosamente bene. Penso che la strategia possa essere riproposta per il bene di Muros. In questo senso sono pronto a dare il mio contributo. Io sono così: è la prima volta che mi maschero per il carnevale, ma ho la gioia dentro, so quanto è importante trasmettere serenità e allegria. E questo

non vuol dire che non ci siano sofferenza e problemi». Insomma, aprire le porte delle chiese è il primo passo, il resto lo fanno i sacerdoti che vanno per strada e incontrano la gente, parlano e ascoltano. Così il ritrovarsi, anche in chiesa, diventa normalità.

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