Campus studenti: l’Università offre l’ex brefotrofio a costo zero

Venerdì scorso l’incontro tra le istituzioni: probabile una nuova gara pubblica per scegliere altre aree Sull’ipotesi delle ex Semolerie Azzena martedì si pronuncerà una volta per tutte il Consiglio comunale

SASSARI. L’ipotesi del campus universitario nelle ex Semolerie Azzena sembra tramontata definitivamente. In ogni modo sarà il consiglio comunale, martedì prossimo, a esprimersi una volta per tutte sulla idoneità dell’area, ma salvo sorprese dell’ultim’ora, la bocciatura dovrebbe essere scontata. D’altronde una struttura di accoglienza per studenti alquanto decentrata, appena fuori la città e di fronte al cimitero, non ha mai entusiasmato le istituzioni. In prima battuta il Comune, che infatti in precedenza si era già espresso contro, così come la commissione Urbanistica. Anche l’Università avrebbe preferito altre ipotesi, così come la maggioranza dei componenti del Cda dell’Ersu e gli stessi studenti. Perciò nell’ultima riunione nella sede di via Coppino, il presidente dell’Ersu Gianni Poggiu ha dovuto prendere atto che l’ente dovrà ritornare sui propri passi e ripartire da zero, cioè bandire un secondo avviso pubblico per individuare un nuovo terreno dove realizzare l’opera.

La novità però riguarda proprio questo passaggio, e potrebbe dare un’accelerata alle procedure burocratiche. Infatti il rettore dell’Università ha dato un assist molto interessante all’Ersu. Sarebbe disposto a concedere in comodato d’uso e praticamente a costo zero l’edificio e l’ettaro di terreno che fanno parte dell’ex Brefotrofio di viale San Pietro. Una struttura che l’Ateneo aveva acquistato 15 anni fa dalla Provincia, pagandola 19 miliardi di lire, ma che non è mai stata ristrutturata e resa fruibile. In verità, ha precisato Attilio Mastino, esiste già un’interlocuzione con l’Azienda Ospedaliera Universitaria, che vorrebbe annettere l’ex Brefotrofio alla futura cittadella sanitaria. L’Azienda Mista restaurerebbe l’edificio, l’Ersu lo concederebbe in comodato d’uso e in cambio riceverebbe un piano da destinare alle proprie esigenze logistiche. Però tra un accordo con l’Aou e un altro con l’Ersu, è normale che l’Università darebbe la priorità a quest’ultimo partner. Poter contare in breve tempo su un campus per studenti, significherebbe anche per l’Università innalzare i propri standard di qualità e attrarre un maggior numero di iscritti. Una strada dunque che l’Ateneo vorrebbe percorrere, qualora il Consiglio comunale martedì sancisca il no definitivo alle ex Semolerie. Oltretutto l’ex Brefotrofio potrebbe avere un altro vantaggio: trattandosi di un accordo scambio tra istituzioni pubbliche, potrebbe non essere necessario passare attraverso una nuova manifestazione di interesse. Quindi un bel risparmio di tempo e di energie. Inoltre l’area verrebbe ceduta praticamente a costo zero, e quindi basterebbero i 20 milioni vincolati dal Cipe per ristrutturare i locali e realizzare le strutture sportive. Gli altri 20 milioni del finanziamento, messi a disposizione dalla Regione, potrebbero essere spacchettati e magari utilizzati per nuove residenze diffuse per gli studenti. Una soluzione da sempre caldeggiata dall’amministrazione comunale. Ma se anche l’accordo con l’Università dovesse venir meno e anche l’ex Brefotrofio venisse scartato, il presidente dell’Ersu Gianni Poggiu questa volta ha tutta l’intenzione di arrivare a una scelta totalmente condivisa. Qualora si arrivasse a un secondo avviso di gara pubblico, la commissione esaminatrice verrà composta da dei tecnici che saranno espressione di tutte le istituzioni coinvolte nel progetto: cioè l’Ersu in prima battuta, e poi l’Università e il Comune. D’altronde non si tratterà di una selezione facile, visto che non esiste in tutta Sassari un solo lotto che rispecchi perfettamente i parametri urbanistici descritti

nel bando, sia sotto il profilo dell’estensione (3 ettari) e sia a livello di destinazione d’uso. Finora tutte le aree offerte, compreso il Brefotrofio, avrebbero bisogno di una variante che la rendano compatibile con la doppia conformità degli strumenti vigenti, cioè il Prg e il Puc.

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