Il disabile non entra: poi le scuse

Il capitano dell’Anmic, nazionale di basket, bloccato dal “buttafuori” del locale

SASSARI. Locali off limits per i disabili, e non è soltanto una questione di barriere architettoniche. Un tempo a Sassari ti “rimbalzavano” se non avevi la tessera, se non conoscevi il proprietario, se non eri in lista. Claudio Spanu non era in nessuna lista, sabato sera, e voleva solo andare a bere una birra con alcuni amici. Lui, capitano dell’Anmic, nazionale azzurro di basket in carrozzina, è soprattutto un ragazzo di 26 anni che si muove su una sedia a rotelle.

Per entrare al Republik, un locale di via Torres frequentatissimo da studenti universitari e non solo, ci sono da percorrere alcuni gradini in discesa. Nessun problema, perché i suoi amici sono decisamente robusti e tutte le volte che c’è da affrontare un ostacolo di questo tipo ci pensano loro. L’ostacolo però stavolta è la persona che sta all’ingresso e che controlla gli accessi: «Qua non puoi entrare – è la sua sentenza – dentro il club con la carrozzina staresti a disagio».

Seguiranno discussione, spiegazioni, tentativi di fare ragionare il zelante buttafuori, con nessun risultato. Il giovane campione di basket in carrozzina è costretto a fare marcia indietro e cercare un altro posto dove trascorrere la serata. Il giorno successivo uno dei suoi amici rende pubblico l’accaduto e la fastidiosa eco di questo spiacevole episodio arriva alle orecchie del titolare del locale, che al momento dei fatti non era presente.

«Ci sono rimasto malissimo e non voglio neppure immaginare quanto si sia sentito offeso l’interessato – dice Roberto Putzu, gestore del Republik –. Le cose purtroppo sono andate proprio in quel modo. La persona che stava all’ingresso ha forse pensato che all’interno del locale non ci fossero le condizioni per fare entrare qualcuno in carrozzina. Vorrei pensare che è stata un’incomprensione, ma non voglio cercare scuse. Ho immediatamente chiamato l’allenatore dell’Anmic per porgergli le mie scuse, da girare alla persona offesa, a nome di tutto lo staff. Per farci perdonare organizzeremo una serata in cui loro saranno tutti nostri ospiti. Provvedimenti nei confronti del buttafuori? Diciamo che gli è stata fatta una bella lavata di testa».

Marco Bergna, coach della formazione sassarese che milita nel massimo campionato di basket in carrozzina, conferma la telefonata di scuse. «Sì, mi ha chiamato il titolare per scusarsi – racconta il tecnico –, mi ha detto di essere stato messo al corrente dei fatti solo il giorno successivo e ha detto di essere molto dispiaciuto. Ci ha invitato per una cena riparatrice».

E l’interessato? Claudio Spanu si trincera dietro un sorriso di circostanza e un risoluto “no comment”. Per lui, che frequenta abitualmente i locali della movida sassarese, senza avere mai avuto problemi, l’episodio di sabato sembra non facilmente digeribile.

«Ma certe cose non sono affatto nel nostro stile – aggiunge il responsabile del Republik –, siamo da sempre vicini a certe tematiche e collaboriamo da tempo con varie associazioni. Quando è capitato di ospitare un disabile, abbiamo sempre fatto in modo di metterlo a suo agio all’interno del locale. Questo è stato davvero un episodio spiacevole».

Nel frattempo, in via Torres, nelle vie che circondano il locale, e un po’ in tutte le vie di Sassari, i marciapiedi restano impraticabili, gli scivoli per i disabili sono costantemente occupati da automobili o cassonetti della spazzatura, e la vita di chiunque si muova su una carrozzina resta un inferno. In una città pensata,

costruita - e vissuta - esclusivamente a misura di automobilista, e che sembra ostentare questo suo modo di essere, per fare notizia servono un buttafuori poco gentile e uno sportivo conosciuto che però quella sera voleva soltanto bere la sua birra.

(ha collaborato Mauro Farris)

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