Palloncini bianchi per Marianna

Sassari, Santa Maria di Betlem gremita per l’ultimo saluto alla ragazza di 19 anni morta nell’incidente stradale di Predda Niedda

SASSARI. Palloncini bianchi e lacrime senza età per l’ultimo saluto a Marianna Oggiano, la ragazza di 19 anni che ha perso la vita nell’incidente stradale dell’altra notte nella zona industriale di Predda Niedda. Chiesa di Santa Maria di Betlem gremita per l’abbraccio ai familiari di Marianna.

La nonna e la mamma in piedi per tutto il rito funebre, vicine alla bara coperta di fiori bianchi, nei banchi i tanti volti del centro storico che ha espresso la vicinanza alla famiglia della ragazza con una concreta testimonianza di solidarietà. Genitori e figli, giovanissimi, alcuni ancora bambini. Creste alla moda tirate su con il gel, facce tristi, quasi arrabbiate per sfidare un momento così forte. Si abbracciano a piangono, è un via vai di ragazzine che entrano e escono dalla chiesa.

Il vescovo emerito di Nuoro, monsignor Pietro Meloni celebra la messa insieme a padre Alfio, don Giampiero e frate Luca. Parla di Marianna «che porta un bel nome, perchè racchiude insieme quello di Maria - la madre di Gesù- e di Anna, la nonna». Guarda a quel «bocciolo portato via troppo presto» e chiede che venga accolto «nel giardino profumato», lassù dove la indicano anche le amiche di Marianna. «L’hai accolta tra le tue braccia – recita una ragazza scout nella preghiera letta al microfono con un filo di voce – fai che conservi quel sorriso che aveva sempre».

Non fa giri di parole monsignor Pietro Meloni, una lunga esperienza in mezzo ai giovani, protagonista di tante missioni difficili. Sottolinea il valore della vita, richiama l’impegno di tutti per difenderla in qualunque momento. E’ un richiamo da vescovo, ma vale come quello di un padre e di un nonno. Sembra guardarli in faccia tutti i ragazzi, anche quelli che non ci sono. «Marianna stava uscendo dall’adolescenza e si era appena aperta alla vita – dice – e aveva grandi progetti davanti. Sapeva fare del bene, il suo sorriso era già un aiuto per gli altri. Non ha avuto molto tempo per mettere in pratica le sue azioni...». La speranza per i cristiani è tutta nella fede, chi crede riesce ad andare oltre la morte, a vedere quel viaggio che continua.

Chi in chiesa c’è capitato così, per l’addio a un’amica, scuote la testa, fa fatica di fronte alla morte, alla violenza di una tragedia che lascia increduli. E pensa a «una grande ingiustizia». Chitarra e voce, i canti degli scout di Santa Maria accompagnano la celebrazione della messa. Quasi una guida per coinvolgere tutti in un grande abbraccio e ritardare il più possibile il momento dell’addio. Si arriva lentamente alla fine della celebrazione eucaristica.

Padre Alfio si avvicina al microfono per un ringraziamento in punta di piedi. Un elenco senza medaglie ma con una carica di affetto. «Il centro storico di Sassari non è così brutto come dicono – afferma – e lo dimostrate tutti voi che oggi siete qui. Tutti coloro che hanno alimentato la catena di solidarietà per stare vicini alla famiglia di Marianna.

C’è il cuore, il cuore vero di un quartiere della città che vuole andare avanti e che sceglie la solidarietà per una straordinaria testimonianza d’affetto. Grazie...». Si va verso la fine. L’ultimo canto degli scout Agesci, dove frequentano anche i fratellini di Marianna, la benedizione della bara prima della partenza. Madre e nonna restano lì, in piedi. Gli altri parenti ai primi banchi, dietro tanta gente.

Un applauso vale come un saluto, un battito di mani è un arrivederci. Prima in chiesa, poi nel sagrato di Santa Maria di Betlem. E quando compare la bara portata a spalle, vengono liberati i palloncini bianchi, molti hanno attaccati al filo dei bigliettini

con un messaggio per Marianna che sale in cielo.E un biglietto è stato poggiato - con un mazzo di fiori bianchi e rosa, tenuti da un fiocco - sull’albero di Predda Niedda dove si è consumata la tragedia. «Ti vorremo x sempre bene. Babbo, zii, cugini».

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