Il Comune deve restituire Calancoi

La corte d’appello ha accolto il ricorso della società Mediterranea 96 proprietaria dell’area che ospitava la discarica

SASSARI. Dopo trentuno anni la società Mediterranea 96 srl (società che fa capo a un gruppo svizzero con sede a Roma) riavrà il possesso di Calancoi, l’area che per anni ha “ospitato” la discarica alle porte della città e che il Comune aveva requisito nel 1982. Lo hanno stabilito i giudici della corte d’appello che ieri mattina – vent’anni dopo l’apertura della causa civile – hanno condannato il Comune di Sassari a restituire la cava di Calancoi «al legittimo proprietario, Mediterranea 96 (assistita dagli avvocati Mario saba, Marco Sassu e Gerolamo Pala ndr), in liquidazione, oltre al risarcimento del danno pari a 118mila euro e 47mila euro di spese legali». Una sentenza che ribalta quella di primo grado del 15 maggio 2010 che invece aveva affermato «l’acquisizione dell’area a titolo originario in favore del Comune» e aveva anche ritenuto prescritto «il diritto al risarcimento del danno».

Chiaramente si tratta di una novità importantissima anche perché di quel sito – che interessa le falde acquifere di Sassari, Osilo, Sorso e Sennori – si è discusso a lungo. Si è discusso in particolare degli interventi urgenti per la messa in sicurezza e la bonifica di una vera e propria bomba ecologica: dieci ettari di veleni nella collina di rifiuti che si affaccia sulla Valle dei ciclamini, lungo la vecchia strada per Osilo. Interventi che ora spetteranno a Mediterranea 96 (anche l’uomo d’affari Flavio Carboni aveva una piccola quota azionaria all’interno della società): due milioni e mezzo di euro sono stati già stanziati per la messa in sicurezza mentre per la bonifica si era stimata una cifra intorno ai cento milioni. Ora bisognerà dunque capire come e se quei finanziamenti potranno essere dirottati ai “nuovi” proprietari (che non sono un ente pubblico).

Il Comune a giugno dello scorso anno aveva bandito la gara d’appalto per la messa in sicurezza d’emergenza dell’ex discarica. Per evitare che i veleni causassero esplosioni e incendi e continuassero a inquinare le zone circostanti, l’appalto prevedeva l’installazione di sofisticati sistemi di intercettazione e aspirazione dei gas e del percolato prodotti dalla collina di rifiuti. Un intervento per cercare di arginare il rischio ambientale che l’ex discarica comunale esaurita e chiusa dal 1997 continua a rappresentare. Nell’ex cava, dal 1983 al 1997 sono finiti oltre 2 milioni di metri cubi di rifiuti, tutto questo perché, quando negli anni Ottanta si decise di autorizzare una discarica a un passo dalla città e vicinissima all’invaso del Bunnari, le attuali norme di sicurezza e rispetto ambientale non esistevano.

Per gli anni fra il 1987 e il 1991 si sa per certo che a Calancoi sono stati smaltiti i rifiuti solidi urbani della città, inerti e materiale residuo delle lavorazioni da cava. Negli ultimi anni di esercizio

del sito, dal 1991 al 1997, la discarica ha accolto anche ceneri e fanghi di incenerimento.

Nel 2005, il ministero dell’Ambiente ha inserito l’area fra i confini del Sito di interesse nazionale “Aree industriali di Porto Torres”, aprendo così una corsia preferenziale per le bonifiche.

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