Porto Torres, la chimica verde accende i motori

L’impianto è stato inaugurato nel polo industriale dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti

SASSARI. È stato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti a inaugurare stamane il primo impianto, dei sette previsti, della chimica verde. A far gli onori di casa il presidente e l’amministratore delegato di Matrìca Daniele Ferrari e Catia Bastioli mentre alla cerimonia sono stati invitati i rappresentanti delle istituzioni regionali e locali, cioè gli stessi “attori” che poco più di tre anni fa avevano sottoscritto l’accordo di programma per la riconversione del polo petrolchimico di Porto Torres in una “bioraffineria integrata di terza generazione”, capace cioè di produrre materie plastiche e non solo utilizzando come materia prima prodotti di origine vegetale. Un accordo di programma che era stato sottoscritto oltre che dalla Regione, anche dalla Provincia di Sassari e dalle amministrazioni comunali di Porto Torres e Sassari.

Quella di oggi, in realtà, non è la prima inaugurazione: poco più di due anni fa era stato aperto il centro di ricerche che ha prodotto in tempi rapidissimi diverse assunzioni, un centro ricerche che negli intendimenti di Matrìca deve contribuire a far diventare il polo di Porto Torres uno dei centri di importanza mondiale nel settore delle bioplastiche e delle produzioni biodegradabili di origine vegetale.

Un progetto di filiera, dunque, ma soprattutto un disegno strategico di sistema. «La chimica verde ci consente di disegnare un futuro per Porto Torres e, in prospettiva, anche per altri impianti in Italia e all'estero», aveva detto Daniele Ferrari, all’epoca amministratore delegato di Polimeri Europa e presidente di Matrìca. L'investimento previsto supera il miliardo, di cui 530 milioni a carico del gruppo Eni per la bonifica dell'area e 300 milioni per la realizzazione da parte di EniPower di una centrale a biomassa che utilizzerà i residui vegetali della lavorazione. Finora sono stati investiti 180 milioni di euro e i cantieri di Matrìca hanno consentito di creare circa 200 posti di lavoro nella costruzione del primo impianto. Una volta a regime il polo della chimica verde dovrebbe occupare poco meno di 700 persone, traguardo che verrà raggiunto quando gli impianti marceranno a regime.

L’unità che è stata inaugurata oggi produrrà monomeri, intermedi per la sintesi di bioplastiche, in particolare del Mater-Bi di terza generazione brevettato da Novamont, con una capacità di 32 mila tonnellate annue. Ben più ambizioso il traguardo che si pone Matrìca una volta terminata la costruzione degli impianti, cioè arrivare a 350 tonnellate all’anno di prodotti di origine vegetale (intermedi, plastiche, lubrificanti, additivi), partendo dalle coltivazioni locali, in questo caso il cardo, ricavate mettendo a reddito i terreni marginali della Sardegna.

Il progetto aveva incassato il gradimento non solo delle organizzazioni sindacali, preoccupate per l’ulteriore perdita di posti di lavoro con la chiusura definitiva del polo petrolchimico (in realtà rimarrà attiva la filiera degli elastomeri, cioè delle gomme), ma anche delle forze politiche e delle associazioni di categoria. Con una sola perplessità legata alla tutela ambientale, prudenza ampiamente giustificata dalla pesantissima contaminazione dell’area industriale e non solo. Matrìca ha sostenuto, a più riprese, che la tipologia degli impianti e delle lavorazioni è completamente diversa, e che l’impatto della chimica verde non ha nulla che fare con sostanze altamente cancerogene derivate dal petrolio o con i metalli pesanti. Eni si è impegnata a bonificare l’area inquinata

ma i 530 milioni di euro stanziati per il progetto, sono assolutamente insufficienti per eliminare i veleni che per anni, e quando le leggi di tutela ambientale erano praticamente inesistenti, sono stati scaricati nell’area industriale di Porto Torres.

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