Rivive il rito del “casu furriadu”, l'ex voto di un soldato

Nule, la tradizione di offrire pane e formaggio per la festa di Sant’Antonio iniziò subito dopo la guerra di Crimea

NULE. Si è rinnovato nei giorni scorsi a Nule con una grandissima partecipazione il rito della distribuzione del pane e del “casu furriadu chin bussiottu” per la festa di Sant’Antonio. La tradizione si ripete da 157 anni e iniziò durante la Guerra di Crimea con il voto fatto dal soldato Antonio Manca, che trovandosi sotto un nugolo di bombe giurò che se fosse tornato a casa vivo avrebbe donato ogni anno casu furriadu chin bussiottu (triangolino di pane con formaggio) ai bambini per Sant’Antonio. Tornato a casa, Antonio Manca mantenne la parola e così hanno fatto tutti i suoi discendenti sino all’ultima, Antonianzela, scomparsa lo scorso settembre.

La sua morte aveva fatto temere la scomparsa del rito, ma nel primo giorno di giugno, quando uno dei suoi nipoti ha aperto le porte della casa di famiglia, donne pronte a fare il pane, pastori con formaggio e pecore e tanti altri volontari hanno iniziato a mettersi al lavoro per preparare, nei tredici giorni che precedono la festa, tutto l’occorrente per distribuire pane, carne e formaggio a tutti i nulesi. Tutto è andato bene sotto l’occhio vigile di tzia Antonianzela che osservava la scena dal Paradiso, come in tanti hanno commentato. Antonianzela era chiamata “la colonnella”, per il carattere e le capacità organizzative.

La sua vicenda è raccontata in un documentario, presentato in anteprima a maggio in paese, realizzato da Ignazio Figus e Cosimo Zene e prodotto dall’Isre di Nuoro: “S’Impinnu” (Il Voto) racconta la nascita del rito e documenta i 13 giorni di giugno dedicati alla preparazione della festa Sant’Antonio. Una tradizione che si temeva di perdere con la scomparsa di Antonianzela ma che invece si è ripetuta e sicuramente

non morirà. E per questo gli organizzatori ringraziano «le donne, che hanno offerto il loro lavoro e si sono prodigate affinché tutto andasse per il meglio, i pastori per il loro contributo con l’offerta di formaggio e pecore, la comunità di Nule che è stata attiva e presente». (b.m.)

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