La Uil penitenziari: ora il riscatto sociale

Processo Erittu, il sindacato interviene dopo l’assoluzione degli agenti: «Attenzione ai “presunti” collaboratori di giustizia»

SASSARI. «I nostri colleghi meritano il giusto riscatto sociale e per questo ci attiveremo affinché quanto accaduto non venga dimenticato in fretta». Sono le parole di Francesco Piras, coordinatore regionale della Uil penitenziari. Il sindacato interviene una settimana dopo la sentenza del processo per la morte sospetta in carcere del detenuto Marco Erittu. Per quella vicenda erano stati arrestati Pino Vandi (considerato il mandante dell’omicidio) e l’agente di polizia penitenziaria Mario Sanna accusato di aver aperto la cella della vittima consentendo ai presunti assassini di mettere in atto il loro piano (entrambi erano stati poi mandati ai domiciliari). Erano invece imputati di favoreggiamento altri due agenti: Giuseppe Soggiu e Gianfranco Faedda. Tutti sono stati assolti dai giudici della corte d’assise «perché il fatto non sussiste». Una formula che ha un preciso significato: Marco Erittu non fu ammazzato ma si suicidò.

«Prendiamo atto – dice oggi il coordinamento regionale della Uil penitenziari – della sentenza che assolve il personale di polizia penitenziaria della casa circondariale di Sassari finito sotto processo a causa delle dichiarazioni di un “presunto collaboratore di giustizia” (Giuseppe Bigella ndc), reo confesso e già condannato per i medesimi fatti».

Ma il sindacato si sofferma soprattutto sull’angoscia patita da chi ha «vissuto un vero dramma». Imputati e familiari, nella fattispecie. «In questo frangente la giustizia ha trionfato a favore del personale di polizia penitenziaria ingiustamente coinvolto, restituendo loro un minimo di serenità e dignità personale per quanto patito negli ultimi anni. Ma il nostro pensiero è anche rivolto alle famiglie di questo personale, per il dramma vissuto accanto ai loro congiunti». Da qui la successiva riflessione: «È necessaria una riforma strutturale e ponderata della giustizia, in particolare, come questo ultimo caso richiama, sull’attuale modalità di applicazione delle misure cautelari personali e sull’attendibilità dei collaboratori di giustizia. Infatti un'altissima percentuale di cittadini ogni anno rimane coinvolta in gravi vicende giudiziarie, cittadini che poi risultano estranei ai fatti attribuiti. La loro vita però è segnata per sempre, non avendo, in tantissimi casi, la possibilità di

riscattare appieno l'immagine e la dignità personale agli occhi dell’opinione pubblica. Per il momento la vera giustizia ha per fortuna sancito l'inattendibilità del collaboratore e ha ridato un po’ di lustro all’intero sistema penitenziario sassarese e al personale che opera al suo interno».

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