Storie dimenticate del carcere quando era la “Cayenna sarda”

Nel 1871 San Sebastiano era considerato un penitenziario ad alta sicurezza e ospitò per decenni i più pericolosi esponenti della criminalità organizzata

La Cayenna sarda. Era ora. Credo che lo dica anche la Corte dei diritti dell’uomo. Dopo 140 anni di “onorato” servizio e il solito lunghissimo iter burocratico le carceri di San Sebastiano, sono state chiuse e sostituite con il nuovo stabilimento di Truncu Reale.

Un tempo, quando erano all’angolo tra l’attuale via Asproni e via Roma, risultavano alla periferia (erano state battezzate da una chiesetta “extra muros”, che stava nel terreno donato dal Municipio), a due passi dalla piazza d’armi,erano considerate delle carceri modello. Nel senso che allora, dal 1871, erano ritenute ad alta sicurezza e quindi adatte ad ospitare la peggiore specie di delinquenti. In particolare, a partire dal 1902, i sassaresi dovettero abituarsi ad assistere al periodico sbarco in massa di mafiosi e camorristi. In particolare il 18 marzo di quell’anno arrivarono a Sassari, per la regolamentare via nave-treno, 150 detenuti: riguardati non senza una qualche (e forse giustificata) preoccupazione da parte delle autorità cittadine. I galeotti, accompagnati da un nutrito numero di carabinieri, percorsero le vie principali della città a piedi, incatenati l’uno all’altro, tra due ali di folla che li accoglieva con invettive, lanci di verdure varie e sputi: il Corso, piazza Azuni, piazza Castello, piazza d’Italia e poi via Roma.

Sembra la scena iniziale del film Papillon con Steve Mc Queen e Dustin Hoffman, condannati alla famigerata Cayenna. Ed è così che da allora in poi il cronista della “Nuova” chiama San Sebastiano. Arrivi e partenze di mafiosi e camorristi durano per anni, nonostante le proteste dei politici sassaresi, soprattutto dopo una rivolta scoppiata nel 1910 e sedata a stento dall’allora direttore, dottor Tedesco. Il culmine si ebbe il 31 luglio del 1912, con l’arrivo di Enrico Alfano, il “capo dei capi” della camorra, condannato a più ergastoli durante il famoso processo Cuocolo col quale si credeva di aver debellato per sempre questo fenomeno mafioso. Solo che Erricone, elegantissimo nel suo vestito panama, non si muove a piedi dalla stazione: saluta con un cenno della mano

la piccola folla presente, sale sulla carrozza di piazza numero 13 e, seguito da due carabinieri ciclisti, raggiunge tranquillo, come andasse a una gita in campagna, SantuBastianu, la Cayenna Sarda. (Ma ora, dicono i sassaresi, perché non ci facciamo un bel parcheggio in tutto quello spazio?).

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