Un esercito di motociclisti per l’ultimo addio a Tore

Celebrati a Ossi i funerali dell’operaio morto in uno scontro frontale,

sulla bara il casco e la bandiera dei quattro mori

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OSSI. Profonda commozione per una vita che si è spenta improvvisamente nel pieno della sua vitalità. Era questo il sentimento che aleggiava tra la folla che ieri gremiva la piazza e il sagrato antistante la chiesa parrocchiale per l’ultimo saluto a Tore Marongiu, 37 anni, morto domenica in un incidente stradale a pochi chilometri dal paese.

Il feretro, scortato da un numero impressionante di motociclisti che con Tore condividevano una grande passione, è stato adagiato davanti all’altare per un’ultima preghiera e un ultimo saluto. Sulla bara il casco da motociclista e la bandiera dei quattro mori. Straziante e inconsolabile il dolore dei familiari, circondati e protetti dall’affetto dei parenti, dei compaesani, dei molti sennoresi (la famiglia del padre era originaria di Sennori) e dei tanti amici che Tore, di carattere socievole e sempre disponibile verso tutti, aveva conquistato nella sua breve vita.

Parole di conforto e di solidarietà sono state espresse nell’omelia da don William, invitando a trovare una risposta al “perché” di un evento, incomprensibile alla mente umana come questo, nella fede. Nel suo disegno, ha osservato, Dio può aver deciso di avere nella su schiera celeste un altro angelo scegliendo Salvatore. A lui, al termine del rito, la fidanzata Ramona ha rivolto l’ultimo commovente saluto e l’affettuoso invito a continuare a vegliare dall’alto su di lei e sulla famiglia. Poi l’ultima tappa del mesto viaggio verso il cimitero, a pochi passi dalla casa dove sino a pochi giorni fa continuava a coltivare sogni per un futuro che immaginava ancora lungo e felice.

Sino a domenica scorsa. Tore aveva trascorso la giornata a Sennori dai parenti paterni, dove si era recato con la madre, la sorella Michela e la compagna Ramona. Una giornata serena, come tante altre volte, senza che nulla facesse presagire alcunché. Poi il tragico viaggio

di ritorno sino a un paio di chilometri da Ossi sulla “126”, tenuta con la massima cura, ma che non è stata in grado di proteggerlo. Nel lungo rettilineo, in una corsia libera e senza svincoli, lo scontro frontale con un’auto proveniente dallo svincolo per Muros in direzione Scala di Giocca.

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