I Comuni rivendicano l’acqua termale

Anche i sindaci strigliano la Provincia: «Viddalba e Santa Maria Coghinas hanno diritto a utilizzare le risorse in esubero»

SANTA MARIA COGHINAS. Dopo l’incidente occorso al consigliere provinciale dell’Upc Antonio Masia, scottatosi mentre era incatenato per protesta a un sifone da dove esce acqua termale bollente, anche i sindaci di Viddalba e di Santa Maria Coghinas rivendicano il diritto dei loro Comuni di poter utilizzare le acque termali in esubero che paradossalmente si riversano sul fiume Coghinas e in mare. Vittorio Ara e Pietro Carbini si rivolgono alla Provincia e annunciano battaglia. Fino a oggi è solo la Provincia l’unica beneficiaria e titolare della concessione regionale, su un territorio di circa 417 ettari, fino alla scadenza del 2028 (stabilita da due determinazioni della Giunta regionale datate 2004 e 2007)della preziosa risorsa mineraria che potrebbe accrescere lo sviluppo economico e sociale del territorio.

Era l’8 novembre del 2010 quando la struttura da cui è composto il complesso termale di Casteldoria venne aperta al pubblico dall’allora Ati composta dalla società Hotel Taloro di Bachisio Falconi & C. e dalla San Consulting Sas del dottor Giovanni Maria Sanna & C. Sas. Lo stabilimento venne aperto dopo un anno di attesa dalla stipula della convenzione tra la Provincia e l’Ati, grazie alle tanto sospirate autorizzazioni che arrivarono da parte della Direzione generale della Sanità della regione. Quest’ultima autorizzò il Centro di medicina termale riabilitativa di Casteldoria all’esercizio e all’erogazione dei trattamenti termali e delle prestazioni di riabilitazione intensiva ambulatoriale. Con tale accordo, il gestore ottenne così in concessione ventennale l’utilizzo dello stabilimento termale di Casteldoria di proprietà della Provincia per un importo annuo da pagare in due rate semestrali da 60mila euro. Un anno più tardi, precisamente il 29 gennaio 2011, venne aperto al pubblico nel territorio di Viddalba anche il centro polivalente sportivo composto da una piscina e da altri impianti dove si pratica il fitness. Gli impianti vennero affidati così come da protocollo agli stessi gestori.

Insomma, la vicenda di Casteldoria dopo circa 23 anni di attesa sembrava risolversi per il meglio. Rimaneva e rimane però a tutt’oggi in sospeso il cavillo dell’utilizzo delle acque in esubero. Perché la Provincia fino a oggi non si è interessata del loro sfruttamento. Eppure le amministrazioni comunali di Viddalba e Santa Maria Coghinas a proprie spese hanno redatto un business plan con tanto di progetto per l’utilizzo della preziosa acqua. «Non riusciamo a capacitarci – dichiarano Pietro Carbini Vittorio Ara – perché ancora non ci venga concesso di potere utilizzare l’acqua termale in esubero».

Eppure, da un protocollo d’intesa siglato il 14 gennaio 2004 tra la Provincia, i comuni di Santa Maria Coghinas, Viddalba Bortigiadas nonché dalla soppressa Comunità Montana 2 “Su Sassu Anglona Gallura” ci si impegnava a costituire tra le medesime amministrazioni apposito Consorzio affinchè lo sfruttamento delle acque termominerali di Casteldoria apportasse vantaggiose ricadute sul territorio. Il protocollo è richiamato dalla determina della regionale dell’11 agosto 2004 con la quale si rinnova la concessione alla Provincia, con l’impegno da parte della Provincia di Sassari, che nell’occasione definiva l’impegno «un obbligo», previa stipula di un apposito contratto, a fornire alle amministrazioni le eccedenze di acqua minerale da stabilirsi di comune accordo con le medesime così come veniva specificato nel predetto atto.

«È assurdo che la Provincia non adempia ai suoi obblighi sottoscritti nel protocollo del 14 gennaio e avallati dalla Regione – dichiarano i sindaci di Santa Maria Coghinas e Viddalba –. Che interesse c’è a gettare al mare tutta questa risorsa che potrebbe essere oro per i nostri territori?».

«Ora basta – tuonano i due primi cittadini –, la Provincia si comporta come Pinocchio: non dà seguito ai suoi impegni. Eppure noi stiamo portando sviluppo allo stabilimento termale. Da giugno un bus navetta messo a disposizione

dalle amministrazioni comunali fa da spola tra i diversi paesi dell’Anglona, il mare e Casteldoria». La polemica non è chiusa. « Se si continua così – annunciano i due sindaci – saremo costretti a rivolgerci alle autorità competenti per fare valere i diritti del nostro territorio».

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