Il gran giorno della Faradda, premio speciale alla ricercatrice

Candeliere special e d'oro a  Manuela Raffatellu brillante studiosa immunologia docente negli Stati Uniti e a Liliana Meloni ex campionessa sarda di salto in alto che vive in Germania dal 1961 «ma non c'è estate che non torni a Sassari nella casa di Platamona»

SASSARI.  In genere prima di stringere in mano il candeliere speciale si spende una vita, perché l’affermazione, il prestigio e la fama troppo spesso richiedono un lungo scontrino anagrafico. Ma c’è anche chi brucia le tappe e a soli 38 anni è in grado di far parlare di Sassari nel mondo. E anche se con l’accento sbagliato, Sassàri, così come pronunciano negli Stati Uniti, poco importa. Insomma, fa proprio impressione vedere una ragazza sorridente, minuta, forse un po’ timida, sicuramente emozionatissima, caricarsi sulle spalle il peso di un simile riconoscimento. E percepire tra il pubblico tanta ammirazione sincera nei suoi confronti: è una ventata di aria fresca dentro premiazioni che talvolta sanno di reparto geriatria. Manuela Raffatellu potrebbe tranquillamente essere catalogata come il classico cervello in fuga. Che la dotazione di neuroni fosse sana e abbondante lo si era capito dalle superiori: all’Azuni era stata nominata quartina dell’anno, il che significa che nelle traduzioni di latino e greco non sbagliava una virgola. Così l’università è filata liscia e si è laureata col massimo dei voti a 24 anni in Medicina e Chirurgia a Sassari.

«Poi volevo fare un’esperienza negli Stati Uniti, avevo un contatto con un professore e gli ho mandato il mio curriculum». Della serie: «Sono una neolaureata molto motivata e determinata, mi piacerebbe lavorare nel campo della ricerca». Così si ritrova catapultata dall’altra parte del mondo, riesce ad affermare il suo talento e a 32 anni le viene affidato un finanziamento di 700mila dollari per portare avanti un progetto di ricerca. Ora, a 38 anni, è docente di Microbiologia e Immunologia alla facoltà di medicina della California. Ha rcevuto menzioni per la qualità eccellente del suo insegnamento ed è stata invitata a tenere diversi seminari e lezioni magistrali in mezzo mondo: dalla Svezia a Taiwan, dalla Germania al Messico. «Sassari ha una Università eccellente, ti dà delle basi solidissime. Gli Stati Uniti però puntano di più sui giovani e soprattutto finanziano la ricerca. Difficilmente avrei potuto fare una carriera così veloce qui in Italia».

Ma in questa serata di premiazioni che precede la Faradda di oggi, sul palco sono saliti sassaresi di ogni età. Liliana Meloni, da Sassari è partita per la Germania nel 1961, quando aveva 26 anni. Adesso è un’ottantenne simpatica, arzilla e piena di vita che mostra con fierezza le foto di quand’era ragazza. Una biondona con due gambe lunghe e affusolate da far impallidire qualunque concorrente teutonica. «Il 4 giugno del 1958 sono stata campionessa sarda di salto in alto. Ero molto atletica». A Bietigheim-Bissingen c’era finita per caso: ha accompagnato una parente. «Ma la casa dove mi hanno ospitato era talmente bella che non me ne sono più andata». Ha trovato lavoro in una fabbrica che produceva lampadine per le frecce delle automobili. «Sempre in Germania ho conosciuto un bel siciliano e me lo sono sposato, abbiamo avuto una figlia e la mia vita ormai è lì. Però non c’è estate che io non torni

a Sassari, dove ho i miei parenti e una casa a Platamona alla quale sono molto affezionata». Ogni tanto, quando parla, fa capolino qualche consonante dura, che fa di lei una perfetta Sassarese di Germania. Il candeliere d’oro non poteva andare a un’emigrante più simpatica.

 

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