Nulvi, tutto pronto per la Porta Santa

L’intero paese celebrerà lunedì l’antichissimo rito vallombrosiano dell’apertura nella chiesa di Santa Tecla

NULVI. L’intero paese si prepara a celebrare un evento di grande importanza, sia sotto l’aspetto religioso che storico e culturale, per questa antica comunità. Lunedì 22 settembre infatti si celebrerà a Nulvi l’apertura della Porta Santa di Santa Tecla, un rito che risale a tempi antichissimi e che è legato alla forte e secolare presenza monastica in questo fertile centro dell’Anglona.

Già nei secoli VI-X si attestò qui una prima comunità cristiana di monaci Antoniani a cui successero i Benedettini-Cassinesi. L’importanza di Nulvi nel periodo monastico cassinese fu davvero grande il villaggio divenne subito una delle prime dipendenze della grande Abbazia Primaria dei Benedettini di Tergu, che era considerata la Montecassino della Sardegna. In periodo benedettino furono presenti a Nulvi anche monaci Camaldolesi e Vallombrosani. La Porta Santa di Santa Tecla venne riaperta il 6 ottobre del 1985 dal vescovo monsignor Pietro Meloni, nel bicentenario dell’origine della deutero-parrocchia dell’Assunta sotto il titolo “Deiparae Virginis in Cielum Assumptae” che succedeva alla proto-parrocchia intitolata a “Santu Thomas e Santa Tecla” e più precisamente nell’anniversario della sua elevazione alla dignità di Collegiata Insigne, avvenuta il 5 giugno del 1785.

Per celebrare quel fausto evento venne riaperta solennemente la Porta Santa e venne indetto un anno giubilare di Riconciliazione a Nulvi. Evento che, da quella data, si rinnova ogni sette anni. Nulvi è, insieme a Luogosanto, l’unica comunità in tutta la diocesi di Tempio e Ampurias a poter vantare il privilegio della Porta Santa. La storia di Nulvi è quindi fortemente caratterizzata dalla Porta Santa. Di essa era rimasto il ricordo sempre costante nella tradizione locale e ne attestava la sua esistenza, nella chiesa di Santa Tecla, la presenza di una lapide di ardesia con incise in grossi caratteri le parole “Porta Santa” sotto la quale si evidenziava il vano tamponato di una porta. Un sopraluogo esplorativo fortemente voluto dal parroco di allora don Nino Posadinu portò alla sua ricoperta, nella sua struttura arcaica, tale quindi da attestare un’età veneranda. Nel frattempo le assidue ricerche di don Gavino Falchi nell’archivio della Cattedrale di Castelsardo portarono al ritrovamento di un antichissimo documento di cui non si conosceva l’esistenza. Si tratta di un fascicolo manoscritto in latino, spagnolo e sardo logudorese di 29 fogli che raccoglie di atti di un processo canonico celebrato nella diocesi di Ampurias negli anni 1747-1750 allo scopo di accertare la verità storica della Porta Santa di Santa Tecla. Monsignor Salvatore Cadello, allora vescovo di Ampurias e Civitas, il 18 aprile del 1750 dichiarò l’autenticità e la veridicità degli atti relativi al processo. Il titolo del prezioso documento è di questo tenore: “Breve y veridica noticia, por la tradicion antigua de la Puerta Santa que esta en la antigua Jglesia de la gloriosissima Virgen y Protomartir Santa Tecla de la illustre Villa de Nulvi, sacada de diversos codices y escritos antiguos”. Viene documentata anche la serie delle aperture giubilari dal 1577 al 1762. Nell’archivio delle

curia provinciale dei Cappuccini di Cagliari è conservato inoltre, proveniente dal convento di Santa Tecla, il rituale vallombrosano dell’apertura e chiusura della Porta Santa. Ed è proprio quello con cui il vescovo Sebastiano Sanguinetti procederà alla nuova e solenne apertura giubilare. 

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