Non voleva uccidere, padre condannato per lesioni

Torralba, un anno e 5 mesi a un 58enne riconosciuto seminfermo di mente Due anni fa aggredì il figlio con un coltello dopo una discussione in casa

TORRALBA. Secondo il giudice, che ha riconosciuto lo stato di seminfermità mentale dell’imputato, quello che accadde nel 2012 in una casa di Torralba non fu un tentato omicidio. E per questo il collegio presieduto da Marina Capitta (a latere Marras e Barmina) ieri mattina ha derubricato il reato – commesso dall’imputato nei confronti del figlio – in lesioni aggravate, così come chiesto dagli avvocati della difesa Sergio Milia e Maria Claudia Pinna, e lo ha condannato alla pena di un anno e cinque mesi. L’uomo, 58 anni, è stato invece assolto dall’altro capo di imputazione che riguardava i maltrattamenti in famiglia. Il giudice ha infine disposto l’applicazione di un anno di libertà vigilata.

Il pubblico ministero Giovanni Porcheddu per quei fatti aveva chiesto una condanna a cinque anni e tre anni di libertà vigilata. Secondo l’accusa l’uomo si sarebbe scagliato con un coltello contro il proprio figlio «solo perché quest’ultimo si rifiutava di dargli una sigaretta». «Atti idonei – li ha definiti il pm – e diretti in maniera equivoca a cagionare la morte del figlio». In particolare, il 2 settembre del 2012, l’imputato aveva «sbattuto il ragazzo con forza al muro – scrive il pubblico ministero – aveva impugnato un coltello da cucina con lama della lunghezza di 13 centimetri e aveva alzato il braccio armato contro di lui dicendogli “ti ammazzo, ti ammazzo” e aveva quindi sferrato un fendente in direzione del cuore» che non ebbe conseguenze devastanti perché il figlio «schivava il colpo riportando una ferita superficiale». L’uomo era stato a quel punto disarmato dalla moglie e dall’altro figlio. In quell’occasione erano intervenuti i carabinieri che lo avevano arrestato. Tanto ce n’era, in sintesi, per il pm, per qualificare l’episodio come un tentato omicidio. L’imputato era anche accusato di aver maltrattato moglie e figli «con minacce, ingiurie e percosse» nel corso

degli anni.

L’istruttoria dibattimentale è stata breve, sono stati sentiti i figli dell’uomo e poi c’è stato il riconoscimento della seminfermità mentale. Ieri mattina il capitolo giudiziario si è concluso con la condanna per lesioni e con l’assoluzione per il reato di maltrattamenti.

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