Puc, ai raggi X il cemento nelle borgate

Le osservazioni più pesanti della Regione riguardano le aree di espansione nelle periferie, per il resto correzioni marginali

SASSARI. La prossima settimana la commissione Urbanistica comincerà ad analizzare, una per una, le 104 osservazioni al Puc redatte dagli uffici della Regione. Ciascun consigliere ha a disposizione un Cd che contiene la relazione tecnica predisposta dal dirigente comunale del settore Urbanistica Giovanni Agatau e del coordinatore del Piano l’architetto Enrico Corti. Si tratta di un documento estremamente pragmatico e strutturato in questo modo: da un lato ci sono i rilievi mossi dai tecnici cagliaritani, a fianco ci sono le risposte e controdeduzioni dello staff di Palazzo Ducale, e infine c’è la parte che descrive la correzione apportata al Puc.

Perché la linea scrupolosa dell’amministrazione comunale è stata quella di adeguarsi al 100 per 100 ad ogni prescrizione avanzata dalla Regione. Il Piano Urbanistico ormai non si cambia nei suoi contenuti, e le uniche modifiche non sostanziali che verranno apportate saranno quelle chieste dalla Regione. . Vediamo i punti sui quali la Regione ha preteso dei chiarimenti.

Perlopiù si tratta di modifiche di terminologia, cambiamento di diciture. Accorgimenti cioè che mutano la forma e le parole del Puc, ma non la sostanza. Un esempio può essere la questione del centro matrice. Quello perimetrato dallo staff di Palazzo Ducale è diverso da quello tracciato nel Ppr e preso in considerazione da Cagliari. Perciò. visto che sicuramente un Comune ha una conoscenza del proprio territorio urbano ben più dettagliata di quella che può avere la Regione, la soluzione suggerita nelle osservazioni suona così: inserire la perimetrazione del centro matrice come proposta di modifica al Ppr, e nel frattempo mantenere nel Puc il centro matrice copianificato con la Regione. E infatti ecco puntuale la correzione fatta dai dirigenti comunali: il “centro matrice”, diventa “il centro matrice di cui alla determinazione Ras ecc.”.

La relazione tecnica è piena di piccole correzioni di questo tipo. Come le classificazioni di aree con destinazione d’uso particolari che si trovano all’interno del centro matrice. Ad esempio il Policlinico, o altre zone G, o le ex semolerie Azzena o concerie Dau, oppure le case popolari del Quadrilatero in via Grazia Deledda o altri edificati individuati nel cuore storico della città.

La Regione su tutti questi casi esige chiarimenti puntuali, magari con riferimento ai piani particolareggiati del centro storico, oppure pretende di specificare meglio le norme tecniche di attuazione, cosa si può fare in questi lotti, considerando il contesto storico nel quale sono inseriti.

La cosa importante è però che la Regione non va a contestare in maniera pesante la mano del pianificatore e la zonizzazione da lui tracciata. Per capirsi: non ci sono richieste di cancellazione di zone di espansione, come era avvenuto per esempio col Puc del 2008, o di zone B di completamento residenziale. I tecnici cagliaritani chiedono piuttosto una serie di spiegazioni.

E il Comune risponde in maniera perentoria che non esistono nuove zone B individuate nella fascia olivetata, ma solo una riconferma della pianificazione precedente contenuta nei vecchi piani di borgata.

I casi critici sono a Villa Gorizia, Ottava, Palmadula, Campanedda, Monte Casteddu, La Corte Biancareddu, ecc. La Regione chiede spiegazioni su alcune scelte urbanistiche che prevedono nuove cubature. In alcuni casi perché saturano singole aree rimaste inedificate, in altri sono limitrofe a zone B isolate, in apparente contrasto con il Ppr che prevede nuovo cemento solo accanto alle urbanizzazioni esistenti. Ma in altri casi, come a La Corte, seppur

vengano rispettati questi criteri, la ricucitura edilizia viene vista da Cagliari come uno stravolgimento della morfologia della borgata rurale. O ancora a Biancareddu, dove le numerose zone C3 di espansione previste sono definite dai tecnici regionali come un esagerato consumo di suolo.

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