Servizio veterinario, è rivolta a Bono

Il paese non vuole il trasferimento dell’ufficio a Bottidda. Il sindaco Sau: pronto a manifestare

BONO. Levata di scudi a Bono contro la paventata chiusura dell’ufficio del servizio veterinario, che si teme possa essere trasferito a Bottidda. Contro questa eventualità sono già scese in campo le istituzioni, con in prima fila il sindaco Michela Sau, e i rappresentanti politici: il consigliere regionale Gaetano Ledda, primo firmatario di un’interrogazione sull’argomento presentata dal gruppo Sardegna Vera, il senatore del Pd Silvio Lai e il consigliere regionale dei democratici Salvatore Demontis. Il timore che la sede possa essere trasferita a Bottidda è avvalorato da alcuni fatti. Il primo è che già da tempo l’edificio, che è di proprietà dell’Asl e ospita anche il servizio di igiene pubblica , è stato oggetto di segnalazioni, da parte dei veterinari che vi operano, riguardo alla scarsa agibilità.

Un problema del quale in passato si era discusso in un incontro nella sede della Comunità Montana, con il sindaco Sau e il presidente Francesco Fois, alcuni funzionari e tecnici Asl e il personale dell’ufficio Patrimonio; in quella occasione si era individuato un nuovo locale idoneo nella sede della Cm, dove prima era situato il Gal; il locale aveva bisogno di sistemazioni, ma non si è mai provveduto a stipulare un accordo poiché, come racconta il sindaco Sau, «la Asl nulla ha fatto per risolvere la partita aperta» e così il Comune aveva deciso di concedere in via provvisoria un locale di sua proprietà al servizio igiene pubblica per lasciare l’intero immobile ai veterinari, ma nulla è stato fatto.

Il secondo “indizio” risale a pochi giorni fa, quando si è saputo che l’Asl avrebbe interesse a spostare il servizio a Bottidda e che avrebbe già fatto richiesta in tal senso a quel Comune. «Un fatto di cui sono venuta a conoscenza qualche giorno fa - racconta il sindaco Michela Sau - e che lascia interdetti. Trovo questo fatto non solo incomprensibile ma anche lesivo degli interessi dell’utenza e lo considero un bieco tentativo di creare malumori tra i Comuni della Comunità Montana». Non usa giri di parole il sindaco Sau, che con forza si dichiara «pronta a fare quanto possibile per mantenere questi servizi a Bono, tanto che ho fatto in modo che la questione fosse sottoposta anche all’assessore regionale alla Sanità attraverso alcuni consiglieri regionali da subito mostratisi comprensivi e collaborativi con il Comune di Bono, che non solo capoluogo del Goceano ma è anche sede della Comunità Montana e ha un numero di abitanti di gran lunga superiore a quello degli

altri Comuni.

Il mondo agropastorale bonese è in subbuglio - conclude il sindaco - e avrà il mio appoggio incondizionato oltre che il conforto sul fatto che, se sarà necessario, mi farò artefice di una manifestazione di protesta contro una ingiustizia di tale portata». (b.m.)

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