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Vertenza Aicop, ora si chiede alla Regione la Cig per fine attività

Il provvedimento straordinario riguarderebbe 61 lavoratori Ma alcuni dipendenti continuano lo sciopero della fame

SASSARI. Mentre alcuni lavoratori dell’Aicop continuano a Cargeghe lo sciopero della fame per rivendicare il rientro nella azienda madre Aico ed evitare così l’eventuale prossima mobilità, proprio la società Aicop (con la “P”, a scanso di equivoci) nei giorni scorsi ha chiesto formalmente all’assessorato regionale al Lavoro l’attivazione urgente delle procedure di proroga della cassa integrazione straordinaria per 61 dipendenti, che poi sono quelli in lotta. Un’istanza giustificata con lo stato di crisi aziendale e per cessazione attività. L’intervento dell’ammortizzatore sociale, stando almeno alla domanda, se accettato coprirà un periodo di tempo che va dal primo dicembre sino al 31 marzo 2015. Si tratta - questo nessuno lo nasconde - dell’ultima chance in attesa di un improbabile miracolo che rilanci l’azienda specializzata nella lavorazione di capannoni prefabbricati in cemento armato, dopodiché scatterà inesorabilmente il licenziamento. Sempre che nel frattempo il giudice del lavoro non decida che almeno una parte dei dipendenti dell’Aicop non debbano di diritto ritornare all’Aico, così come rivendicano con tutte le forze che ancora gli sono rimaste.

Si tratta, di una situazione, molto intricata, resa ancora più confusa dall’assonanza del nome delle due aziende, e che sta portando i lavoratori - a prescindere dalla società nella quali li si voglia collocare - sull’orlo di una crisi di nervi. Anche perché da quanto si è appreso, nonostante la cassa integrazione di cui già hanno goduto, pare non ricevano un centesimo dallo scorso gennaio. E anche la richiesta avanzata nei giorni scorsi di un ulteriore ricorso all’ammortizzatore sociale non viene visto di buon occhio dai lavoratori in lotta. «Questa richiesta è soltanto carta straccia, anzi è a una truffa, perché noi siamo dipendenti dell’Aico, non dell’Aicop», tuona Giovanni Maria Carta, che da qualche giorno per protesta rifiuta il cibo e si “nutre” solamente di cocacola.

Il futuro dell’Aicop, del resto, sembra già segnato negativamente. Lo si evince proprio dall’istanza appena fatta alla Regione dalla Confindustria Nord Sardegna per conto dell’imprenditore sassarese Nicolino Brozzu (il patron delle due aziende). Istanza nella quale si dichiara che «versando l’azienda in gravi difficoltà ed essendo impossibile proseguire l’atività

lavorativa, la stessa non potrà adottare meccanismi di rotazione poiché è in atto la sospensione totale dell’attività produttiva e non è prevedibile alcuna ripresa della stessa». Intanto a Cargeghe continuano ad arrivare politici per far luce sulla vertenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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