Niente più termodinamico a Su Padru

Lo conferma il presidente di Archimede Solar Energy in un’intervista: la centrale potrebbe sorgere a Villasor e Guspini

COSSOINE. Se la notizia data nel corso di Tg2 Dossier di sabato scorso verrà confermata, i cossoinesi e tutti gli abitanti del Meilogu contrari ai due progetti di centrali termodinamiche di Bonorva-Giave e di Cossoine-Campu Giavesu, dovrebbero dormire sonni tranquilli, mentre avrebbero seriamente di che preoccuparsi gli abitanti di Villasor-Decimoputzu e Gonnosfanadiga-Guspini. Secondo la giornalista Chiara Prato, infatti, a causa della forte opposizione delle popolazioni locali, il gruppo Angelantoni avrebbe abbandonato l’idea di realizzare le due centrali solari a concentrazione nel Nord Sardegna, e avrebbe spostato la sua attenzione nel sud dell’isola. La fonte sarebbe lo stesso Gianluigi Angelantoni, presidente di Archimede solar energy, che condivide con Fintel-Energogreen i progetti. Secondo il presidente di Ase – ma certamente non secondo gli abitanti di quelle zone, che in più occasioni hanno dimostrato il contrario – i terreni di Villasor-Decimoputzu e Gonnosfanadiga-Guspini, sarebbero maggiormente abbandonati e improduttivi, per cui su di essi sarebbe più facile realizzare le centrali. Ecco che si spiegherebbe, allora, la strategia di Ase-Fintel, che, dopo che il Savi (Servizio valutazione impatti) della Regione li aveva rinviati alla “Via” (Valutazione di impatto ambientale), anziché soddisfare le prescrizioni del Savi, ha ripresentato alla Via nazionale – elevandone in maniera artificiosa la potenza termica, hanno documentato i comitati – i due progetti di “Flumini Mannu” (Villasor-Decimoputzu, 55 Mwe su 237 ettari), e di Gonnosfanadiga-Guspini, 50 Mwe su 211 ettari. Mentre i due progetti di Cossoine-Campu Giavesu e Bonorva-Giave, sono rimasti “dormienti” in attesa dell’esito del ricorso straordinario al Capo dello Stato, presentato dalla Energogreen. Ma si spiega anche l’invocazione “Ora intervenga Renzi”, comparsa sul Sole 24ore dell’8 ottobre scorso, affinché “venga attivato il potere sostitutivo del Consiglio dei ministri per una rapida approvazione”, dal momento che, evidentemente, neppure a livello nazionale, al ministero dell’Ambiente, la strada per la Via era stata così agevole. Ma un altro aspetto emerge dall’intervista di Chiara Prato a Gianluigi Angelantoni, che conferma una tesi che i comitati per il no alle centrali hanno sempre sostenuto. Gli impianti da realizzare in Sardegna prescindono da una valutazione di produttività e di sostenibilità economica. Essi servono soprattutto come biglietto da visita per l’estero – il Nord Africa e il Medio Oriente, in particolare- – dove le multinazionali del solare a concentrazione andrebbero a realizzare i veri impianti produttivi. “Due sono le centrali – sostiene Angelantoni - che servirebbero all’Italia

per sdoganare questa tecnologia. Non possiamo competere all’estero sui grandi progetti, perché all’estero ci richiedono due centrali come referenza”. Così, il cerchio rischia di chiudersi su Flumini Mannu e Gonnosfanadiga-Guspini. Naturalmente, cittadini e amministrazioni permettendo.

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