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Un libro sull’olocausto di Paolo Lombardi

CHIARAMONTI. «Non posso non dar seguito ad almeno un qualcosa di importante che desiderò mio padre: vedere tutto ricostruito, faticando, senza lasciarsi prendere dallo scoraggiamento». A parlare,...

CHIARAMONTI. «Non posso non dar seguito ad almeno un qualcosa di importante che desiderò mio padre: vedere tutto ricostruito, faticando, senza lasciarsi prendere dallo scoraggiamento». A parlare, nella sala consiliare di Chiaramonti, è Antonio Lombardi. Racconta di Paolo, del padre che amava la vita nonostante avesse conosciuto l’orrore, dell’uomo che scriveva muttos e canzoni per la sua adorata moglie, ma soprattutto del marinaio, del prigioniero e del reduce. La voce gli si spezza quasi in gola, al suo fianco il cugino Bruno lo sostiene, l’emozione di quel figlio e del nipote passa al pubblico in sala che ascolta in silenzio. Le parole di Paolo Lombardi arrivano da lontano, rimbombano delle urla dei vagoni stipati di deportati, dello schianto degli sportelli di ferro che si chiudono. Ci riportano allo sbando seguito all’8 settembre 1943, all’arresto di milioni di sventurati, all’arrivo al campo di Mauthausen, «un campo dove esisteva soltanto la morte che falciava continuamente vittime». Ci consegnano il terribile ricordo della prigionia, della crudeltà e della meschinità dei capi baracca, delle torture a uomini e donne, della fustigazione subita con lo staffile legato a una croce. Tortura non poteva essere più adatta per un cristiano come Paolo agli occhi dei nazisti. Me ecco, infine, il rimpatrio: il ricongiungimento all’amata patria e la consolazione della fede. Tutto ci arriva grazie agli scritti di Paolo Lombardi, nato nel 1923 da genitori di Chiaramonti, e al lavoro di ricostruzione fatto dal figlio Antonio e dal nipote Bruno, già ricercatore, confluito nel libro «Delinquenti e politici: ricordi d’un campo della morte. Memoriale di prigionia a Mauthausen», edito da Fagher e presentato venerdì a Chiaramonti. Un grande regalo, come hanno sottolineato l’assessore alla Cultura Maria Antonietta Solinas e il sindaco Marco Pischedda, che ha ricordato quando Antonio e Bruno gli hanno presentato quelle carte e documenti che sarebbero

confluiti nel libro «come se fossero un tesoro». «Non è stato facile e non lo è nemmeno adesso. La nostra emozione è forte e i ricordi vibrano attorno a noi. Zio Paolo vuole celebrare l’uomo e, in nome di questo e della propria patria, ha rinnegato l’ideale nazista».

Letizia Villa

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