No alla chiusura della caserma di Burgos

Il consigliere regionale Cocco ha chiesto l’intervento del comandante generale dei carabinieri

BURGOS. Un autorevole intervento del comandante dei carabinieri della Sardegna generale Antonio Bacile contro la chiusura della caserma dell’Arma a Burgos è richiesto in una lettera a lui inviata nei giorni scorsi dal capogruppo di Sel nel consiglio regionale Daniele Cocco.

Nella missiva l’onorevole Cocco espone al generale «la grande preoccupazione che in questi giorni pervade il Goceano, e in particolare le comunità di Burgos, Esporlatu e Bottidda, causata dalla paventata, anzi più che temuta, chiusura di una caserma dei carabinieri nel nostro territorio».

Pur non essendosi avuta ancora una comunicazione ufficiale, dice infatti Cocco (che per primo, a settembre, aveva lanciato l’allarme della possibile chiusura della caserma di Burgos), «è infatti notizia oramai certa che il governo nazionale è determinato a chiudere il presidio e tale decisione lascia sgomenti e perplessi perché chi conosce la realtà delle nostre zone sa bene quanto sia importante tale presidio per il mantenimento della presenza attiva dello Stato nel controllo del territorio».

Un pericolo che, come si ricorderà, nel territorio del Goceano è temuto anche a Nule e, nel Logudoro, si paventa a Ittireddu e Ardara e persino a Ozieri per quanto riguarda il comando di compagnia. Tutti territori che, come il Goceano, fanno parte «delle tanto bistrattate zone interne della Sardegna che in questi ultimi anni hanno visto perdere uno dopo l’altro una serie di servizi indispensabili. per cui la cessazione di tale esperienza e presenza rappresenterebbe un ulteriore danno per dei comuni che da sempre chiedono non l’eliminazione ma il potenziamento dello Stato nei loro territori». Il capogruppo di Sel si appella quindi al generale Bacile dicendosi convinto che «come rappresentanti istituzionali del territori abbiamo il dovere di cercare in tutti i modi di trovare soluzioni valide a problemi alquanto importanti». E la soluzione valida non è per l’onorevole la chiusura del presidio, perché «sebbene la scelta di intervenire sulla spesa pubblica, prevedendo dei tagli alla stessa, è assolutamente condivisibile e auspicabile, nondimeno occorrerebbe però anteporre alle scelte una valutazione che determini l'efficacia delle stesse».

La scelta di chiudere il presidio di Burgos dunque, a suo dire, «potrebbe avere come diretta conseguenza l’aumento della criminalità nel territorio

con conseguente necessità di interventi ripristinatori di altra natura e con aumento di costi collaterali. La presenza stabile di un presidio dell’arma - conclude infatti Cocco - funge infatti nell’immaginario collettivo da deterrente rispetto ai fatti di criminalità». (b.m.)

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