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La mia strada è faticare, lottare, scrivere

Le riflessioni di Chiara, studentessa del liceo Azuni, dopo l'incontro nella sede della Nuova

Avere un'idea, alla mia età, non è una cosa facile. Avere un'idea vuol dire essere diversi, vuol dire emergere e farsi notare. Fare la pecora nera del gregge. Perché noi giovani siamo un gregge: compriamo lo stesso cappotto, le stesse scarpe, leggiamo gli stessi libri e ascoltiamo la stessa musica. E chi non fa queste cose? E' uno sfigato. E chi fa cose diverse? E' uno sfigato. Avere una posizione diversa è da sfigati. Non posso fare un intervento davanti a tutti, non voglio sentire le critiche del gregge con le air force bianche e il parka beige, non mi importa sentire le loro voci belanti. Io parto dall'idea di dover assolutamente perseguire i miei sogni, di doverli rincorrere fino a perdere il fiato, di dovermi impegnare, spaccarmi la schiena per raggiungere il mio scopo.

Vedo la vita come una lotta, ma non in senso negativo. Bisogna lottare, essere agguerriti, per fuggire dalla disperazione del nostro paese. La mia strada non sarà in discesa, per niente. Non vengo da una famiglia ricca, in grado di pagarmi ogni tipo di studio. Affronterò mille difficoltà, disposta a tutto affinché la mia voce, il mio futuro non venga oppresso. La mia voglia di scrivere, di far pubblicare un mio libro, queste cose non moriranno con me. Collegandomi a ciò che prima ha detto Flavio Soriga, vorrei ricordare che dai diamanti non nasce niente, ma è dallo sterco che nascono i fiori. Frase che io interpreto come "le cose facili non portano a nulla, dal lavoro, costante e con impegno, si ottengono risultati.". Ecco, questa è la mia idea, questo è quello che farò, questa è la mia strada. Faticando e aggrappandomi a una penna, come fosse un'ancora di salvezza, lasciando che il suo inchiostro racchiuda il mio pensiero, che esso sia la mia valvola di sfogo.

Chiara, liceo Azuni