Il Noe sequestra capannoni “esplosivi”

L’indagine partita da una gru pericolante tra via Catalocchino e via Verona: gomme e barche stipate senza autorizzazioni

SASSARI. Tutto è cominciato con la verifica di una gru pericolante, simbolo di un vecchio cantiere edile cessato da più di quattro anni. Ma la scoperta di un pericolo ancora più grave i carabinieri del Noe l’hanno fatta ispezionando due capannoni di 1500 metri quadrati ciascuno - quelli una volta occupati dall’Automax, azienda non più in attività - e dove gli investigatori hanno trovato un deposito di pneumatici e una autorimessa per autovetture, imbarcazioni, camper e gommoni. Tutto al di fuori delle norme essenziali sulla sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro e senza il Certificato di prevenzione incendi, fondamentale per attività di questo genere. I due capannoni, che si trovano nell’area compresa tra via Catalocchino e via Verona, sono stati messi sotto sequestro giudiziario e i responsabili delle due aziende denunciati in stato di libertà.

L’indagine è ancora in pieno svolgimento e potrebbe riservare ulteriori sorprese, anche perché i carabinieri dell’ambiente hanno avviato una vigilanza edilizia che coinvolge pure una serie di edifici presenti nelle immediate vicinanze dei capannoni.

Il problema più grosso è sicuramente rappresentato dal deposito delle gomme, sia nuove che esauste. L’attività - secondo quanto accertato dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico - è stata avviata dalla società «Lo pneumatico srl» che ha riempito il capannone con circa 22mila pneumatici di varia tipologia e per un peso complessivo dei materiali che si aggira sui 176mila chili. Una situazione di grave rischio - sempre stando alle indagini dei militari del Noe - perché l’assenza del Certificato di prevenzione incendi testimonierebbe anche il mancato rispetto di tutte le disposizioni che regolamentano un settore così delicato come quello del settore delle gomme.

La preoccupazione - in questi casi - è rivolta a un eventuale incidente con incendio nel capannone e il coinvolgimento di un quantitativo così elevato di pneumatici: «In tali situazioni – ha spiegato uno dei tecnici – considerata anche la posizione del capannone, ci si troverebbe in presenza di una emergenza di primo grado e i fumi tossici liberati dalla combustione delle gomme provocherebbero un danno ambientale rilevante, tale da prevedere l’evacuazione di una vasta zona della città».

Il provvedimento di sequestro del capannone indica anche alcuni adempimenti essenziali per eliminare la situazione di rischio rappresentata, appunto, dallo stoccaggio non autorizzato di 22mila pneumatici in un ambiente non idoneo anche per l’assenza delle prescrizioni antincendio.

L’altro capannone, sempre di 1500 metri quadrati, invece, è gestito dalla società «Apim srl» e all’interno vengono esercitate attività di autorimessa e rimessaggio. Al momento dell’ispezione dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico, sono state rinvenute autovetture, camper, imbarcazioni di varia tipologia e gommoni sistemati su carrelli. Anche in questo caso, la prima contestazione riguarda la mancanza del certificato di prevenzione incendi che viene rilasciato dai vigili del fuoco solo dopo l’espletamento di una serie di prescrizioni e l’installazione di impianti idonei che devono essere efficienti e pienamente disponibili in caso di emergenza. Una pratica che - se non definita - presuppone l’esistenza di carenze gravi che hanno impedito la regolarizzazione del complesso iter.

Anche per il secondo capannone, insieme al Certificato di prevenzione incendi, i militari del Noe hanno accertato la mancanza della

relazione necessaria per la garanzia del rispetto delle Norme sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Una questione che - nel caso speficico - non limita il campo solo ai dipendenti delle due aziende ma a una vasta area con rischi elevati per la popolazione.

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