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Cacciati mentre il padre muore, le scuse della Asl

I familiari erano stati allontanati dalla stanza negli ultimi momenti di vita del loro caro. Sussarellu: invieremo loro una nota

SASSARI. È sicuramente il giorno della riflessione, per tutti. Per i familiari dell’uomo deceduto lunedì, che ieri mattina lo hanno salutato per l’ultima volta durante i funerali, e per il personale di Medicina d’urgenza chiamato in causa proprio dai parenti del paziente che hanno raccontato di esser stati «cacciati via dalla camera» proprio mentre il loro caro stava per morire «perché il personale addetto doveva pulire il pavimento». Al loro rifiuto – «perché volevamo stargli vicino e tenergli la mano altri due minuti visto che se ne stava andando» aveva spiegato il figlio dell’uomo – era stato deciso di spostare il malato, ormai in fase terminale, in un’altra stanza. E in corridoio, mentre familiari e caposala discutevano, l’uomo ha esalato l’ultimo respiro.

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Due giorni fa le dichiarazioni del primario del reparto – Mario Oppes – che quella mattina non era presente in ospedale e che ha definito «molto spiacevole» quanto successo. Pur riconoscendo che «la morte è un fatto imprevedibile e il decesso del paziente proprio nel momento in cui veniva trasferito è stato una fatalità». Ieri sono arrivate anche le parole del commissario dell’Asl Agostino Sussarellu. «Come Azienda stiamo mandando una nota alla famiglia del paziente defunto per chiedere scusa per quanto è accaduto». Sussarellu si sofferma poi su alcuni aspetti: «Mi sono informato, ho sentito anche il direttore del reparto e credo che in quel momento, sicuramente molto doloroso per i familiari, ci sia stata un’incomprensione». Secondo il commissario, lo spostamento del paziente non sarebbe stata una “ripicca” da parte del personale – così come hanno sostenuto i parenti – «ma anzi – ha precisato – gli si stava andando incontro proprio per consentire loro di potergli stare vicino in una situazione di maggiore serenità e intimità».

Questa la spiegazione fornita da Sussarellu: «In un ambiente più riservato avrebbero potuto vivere con il loro caro i suoi ultimi istanti di vita». Il commissario della Azienda sanitaria sassarese tiene inoltre a sottolineare lo sforzo che la Asl sta facendo proprio per raggiungere risultati importanti anche quando si verificano problematiche di questo genere: «Uno dei tanti obiettivi è proprio quello di evitare che si possano creare incomprensioni simili a quella capitata due giorni fa in Medicina d’urgenza». Le scuse serviranno se non altro ad affievolire la tensione e la rabbia dei familiari dell’uomo. «Non volevamo creare storie – aveva detto più volte il figlio del paziente – non ci sembrava di chiedere tanto. Era stato un infermiere, e poi lo stesso medico, a dirmi di stare vicino a mio padre perché quelli erano i suoi ultimi respiri. Non volevamo staccarci da lui nemmeno per un attimo». E come non capire? Erano gli ultimi istanti in cui quell’uomo consumato dalla malattia poteva ancora sentire il calore delle carezze dei suoi due figli e della moglie.

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