Sport e scuola, mancano le strutture per costruire i sogni

Ieri l’incontro tra gli studenti e i campioni di calcio e basket Prossimo appuntamento alla Nuova Sardegna il 13 febbraio

SASSARI. Il grande problema è la mancanza di strutture, quasi tutte da terzo mondo. L’altro è la scarsa motivazione a farsi strada nello sport: i giovani sono attratti da tanti altri mondi ma non da quello delle attività atletiche. Tuttavia sono loro, i ragazzi, consapevoli di essere immersi in un ambiente per certi versi apatico a chiedere agli adulti di prendersi le proprie responsabilità e ammettere di aver costruito una società vuota. Alla fine, dopo un dibattito molto animato in cui i ragazzi non hanno risparmiato domande impegnative, è stato l’allenatore della Dinamo Meo Sacchetti a proiettare la platea verso un futuro in positivo: «Va bene, è ovvio che sono stati commessi tanti sbagli se il mondo dello sport si è macchiato di scommesse clandestine, di doping e di altri traffici poco edificanti. Ma direi che, preso atto della situazione, dobbiamo ripartire tutti insieme da qui e voi vi dovete prendere le vostre rivincite facendovi trascinare dalla passione». Si è concluso così il terzo incontro organizzato dalla Nuova con le scuole superiori di Sassari e Porto Torres. Stavolta il tema era lo sport nella scuola e nella vita dei ragazzi. Ospiti oltre a Sacchetti c’erano il patron della Dinamo Stefano Sardara, l’algherese Antonello Cuccureddu, terzino della Juventus e della Nazionale negli anni Settanta e Angel Parejo, spagnola, calciatrice della Torres femminile ed ex della Nazionale iberica.

Gli studenti hanno così potuto confrontarsi con i prestigiosi ospiti sui temi dello sport. In molti hanno evidenziato i limiti delle strutture sportive cittadine, problema riconosciuto subito anche da Meo Sacchetti che dice di non aver visto una palestra scolastica adeguata. Ma hanno anche soddisfatto le loro curiosità sulla vita da campioni e su cosa vuol dire essere persone di successo. Così Cuccureddu ha raccontato di aver costruito il suo percorso calcistico solo sulla passione, su un pallone e in una strada dove andava ad allenarsi: «Non avevamo nulla, se non una passione irrefrenabile per lo sport. Coltivavo un sogno in mezzo alla polvere e i sacrifici non li ho mai sentiti». Lo stesso discorso è stato fatto da Ange Parejo che da un centro vicino a Barcellona ha preso un treno ed è partita, a 18 anni, per costruirsi una carriera: «Ci sono riuscita, nonostante il maschilismo diffuso nello sport, soprattutto nel calcio, e mi sono pressa delle belle soddisfazioni». C’è chi ha parlato, tra gli studenti, di sport minori che non visibilità e chi ha chiesto a Sardara perché ha deciso di prende in mano la Dinamo in un momento così difficile: «L’ho fatto per passione

e con un pò di lucida follia. Posso dire che qualche anno fa senza i contributi regionali la Dinamo sarebbe morta. Oggi subirebbe un brutto colpo ma potrebbe andare avanti. E di questo sono molto orgoglioso». Prossimo appuntamento il 13 febbraio per parlare di tossicodipendenze e alcol.

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