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I programmi di recupero sono una mano tesa a chi ha sbagliato

Le riflessioni di uno studente liceale dopo l'incontro con due detenuti

L'incontro non ha deluso le mie aspettative, anzi, è andato oltre. È stato molto utile per prendere maggiormente coscienza di ciò che significa vivere in carcere e della difficoltà di ricrearsi una vita dopo aver ricevuto l'indelebile "marchio" di carcerato. Spesso la società guarda con sufficienza e diffidenza le persone che sono state condannate per aver commesso qualche crimine; questo è comprensibile poiché se una persona ha sbagliato una volta è più probabile che sbagli ancora e ammetto che il mio pensiero, prima dell'incontro, in parte coincideva con quello della maggioranza.
Sentendo le parole di Lorenzo, che ha raccontato la dura vita nel carcere, vedendo gli occhi quasi commossi di Davide, quando ha raccontato del primo giorno in cui è andato a Tramariglio e ha rivisto il mare dopo tanto tempo, la mia opinione è mutata. Dopo aver visto, insomma, due persone comuni che si sono realmente pentite dei loro errori e che stanno cercando in ogni modo di vivere una vita normale lontana dai pregiudizi altrui, ho capito che è ingiusto "marchiare" le persone senza dare loro l'opportunità di rifarsi una vita. Se non conosciamo fino in fondo la storia di una persona, e quindi il perché di certe scelte, non possiamo e non dobbiamo dare giudizi affrettati su di essa.
Trovo che i programmi di recupero per i carcerati siano iniziative molto importanti. Essi rappresentano una mano tesa per tutti coloro che vogliono reintegrarsi nella società e che spesso, per farlo, devono scalare la montagna dei pregiudizi.
Matteo Betzu, 5ᵃ C Liceo Scientifico "G. Spano"