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Il senso profondo dell'educare

Nuova riflessione sul carcere e il reinserimento

L’incontro con la “Nuova Sardegna “ , riguardo l’errore e il reinserimento ha suscitato in me lariflessione circa l’importanza dell’educazione in carcere , perché èproprio anche grazie ad essa che può cambiare il comportamento di coloro che scontano una pena , sia verso se stessi che verso gli altri.

Il verbo educare deriva dal latino e-duco che significa , nel suo senso più letterale , portare fuori .Cosa?Norme , principi , valori , regole di comportamento , valide per la vita sociale e civile in cui il detenuto rientra , dopo aver scontato la sua pena.

Se volessimo usare un espressione più ampia potremmo dire che educare in carcere significa educare alla libertà , riacquistarla , o viverla in modo proficuo per se e per gli altri.

Educare alla libertà significa insegnare a vivere il quotidiano , favorire la crescita , far in modo che il detenuto si assuma la responsabilità delle scelte che compie e delle conseguenze che queste portano .

Si è stimolati a far comprendere che si possono compiere delle scelte diverse da quelle attuate in precedenza , si tratta appunto di educare alla libertà , ma in un luogo che ne è la negazione , per la struttura e il suo funzionamento , della liberta stessa.

Si opera quindi , in un contesto che contraddice profondamente l’obbiettivo principale che gli operatori si prefliggono e che dovrebbe essere il fine ultimo per il detenuto.

Il detenuto non è la vittima , le vittime sono altri , feriti , scomparsi , offesi , ma il detenuto è una persona che sconta la propria pena , che sicuramente vorrebbe riparare , se posto nella condizione di poterlo fare .

Se l’insegnamento va a buon fine è molto più probabile che , colui che sconta la pena , non ricada nello stesso errore , però purtroppo di questo non si può essere certi , ma ciò non porta ad essere autorizzati a giudicare apriori.

 

Stefania Camboni

Liceo Scientifico G.Spano