Comuni compatti contro gli espropri

Imprese agricole: l’Unione del Logudoro chiede all’Anci e alla Regione di intervenire sulla ricontrattazione dei debiti

OZIERI. Sale forte dal Logudoro la voce delle istituzioni che, compatte, si schierano a sostegno delle imprese del settore agro-zootecnico in difficoltà economiche e a rischio sfratto per le vendite all’asta provocate da morosità, spesso anche piccole, con le banche. Nei giorni scorsi l’assemblea dei sindaci dell’Unione dei Comuni del Logudoro ha redatto un documento che sarà approvato come ordine del giorno da tutti i consigli comunali dell’ente e che impegna l’Anci e la Regione ad assumere iniziative congiunte e forti per salvaguardare le aziende dal rischio sfratto e per dare il massimo sostegno alle famiglie in difficoltà. Il documento dell’assemblea dei sindaci del Logudoro accoglie in toto le rivendicazioni del Comitato contro i pignoramenti e per la ricontrattazione del debito, e quindi, in sostanza, chiede al presidente della giunta regionale e al presidente dell’Anci Sardegna «l’apertura di un tavolo, di concerto con Abi e Inps, utile ad avviare procedure finalizzate al rientro dei debiti contratti dagli imprenditori agricoli e l’avvio di ogni possibile azione volta al salvataggio delle aziende in crisi». Il documento prende spunto da una analisi delle criticità, in particolare le difficoltà finanziarie dovute all’esposizione debitoria nei confronti del sistema bancario, dell’Inps e del Fisco. In Italia sono circa 980 mila le aziende agricole che risultano esposte e, di queste, circa 700 mila sono nel Mezzogiorno, e la Sardegna è tra le regioni che contano il maggior numero di aziende in sofferenza economica. I produttori agricoli in stato di crisi o di insolvenza trovano difficoltà ad accedere alla cosiddetta “sdebitazione”, ossia agli accordi di ristrutturazione e transazione, e quindi spesso il disagio vissuto sfocia persino in eventi estremi. Partendo da questa analisi, il documento dell’Ucl chiede ufficialmente che siano adottate misure idonee ad agevolare l’applicazione effettiva delle norme previste nel decreto legge 68 del 2011, che estende la possibilità di accedere all’accordo di ristrutturazione dei debiti e alla transazione fiscale (due importanti istituti del diritto fallimentare) anche all’imprenditore agricolo senza che ciò determini l’effetto del fallimento: una norma che in precedenza andava a beneficio dei soli imprenditori commerciali e che proprio grazie a quel decreto è stata, appunto, estesa anche al mondo agricolo. La disposizione prevede in sostanza che le parti coinvolte debbano impegnarsi a trovare soluzioni opportune per prevedere una sospensione di tutti quei debiti che, dopo opportuna valutazione, risultino non solvibili per cause indipendenti dalla condotta dell’imprenditore agricolo. Detto in poche parole: se in un preciso momento l’imprenditore agricolo si trova in una situazione di crisi che non permette di saldare prontamente un debito (per esempio la rata di un mutuo) potrà contrattare una dilazione ed evitare così che maturino i tempi che porterebbero a una situazione debitoria tanto grave da portare alla vendita all’asta. «In generale chiediamo azioni utili a favorire l’accesso al credito da parte degli imprenditori agricoli - dice il presidente dell’Unione dei Comuni Mario Deiosso - in considerazione della situazione di crisi profonda nel settore agricolo, nell’ambito di una congiuntura socio-economica pesantissima che ha portato moltissimi cittadini, imprenditori, artigiani a non poter più disporre di redditi sufficienti per far fronte agli impegni presi in momenti di

normale attività produttiva. Per raggiungere tale obiettivo - aggiunge - credo che sia opportuno un coinvolgimento dei consigli comunali, affinché la richiesta alla Regione e all’Anci per una iniziativa a sostegno delle aziende del comparto in difficoltà assuma rilevante valenza territoriale».

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