Non guidava drogato, giudice assolve un 40enne

A processo dopo un incidente: l’esame delle urine rilevò tracce di stupefacenti Il legale in aula: l’automobilista aveva fumato uno spinello una settimana prima

SASSARI. Lui certamente alle otto del mattino non aveva fumato spinelli o assunto droghe di alcun tipo. Provava a ripeterlo in tutti i modi a quella pattuglia che lo aveva fermato per strada sostenendo che pochi attimi prima avesse provocato lui la caduta di un motociclista. «Non l’ho nemmeno sfiorato», continuava a difendersi. Ma quei poliziotti alla fine gli impongono di sottoporsi all’esame delle urine che avrebbe rilevato eventuali tracce di sostanze stupefacenti. L’automobilista quarantenne sa che non può sottrarsi e fa le analisi: risulta positivo e gli viene ritirata la patente. Riesce a farsela restituire dal giudice di pace poco tempo dopo dimostrando di aver fumato forse uno o al massimo due spinelli ma una settimana prima, non quella mattina. Torna quindi in possesso della sua patente ma nel frattempo va avanti il processo penale perché l’automobilista si ritrova imputato per «guida sotto effetto di stupefacenti». Si affida all’avvocato Stefano Porcu che con un lavoro scrupoloso riesce a dimostrare in udienza che le tracce di sostanza stupefacente restano nelle urine di chi ha preso droga anche fino a dieci giorno dopo. Diversamente da quello che accade invece nel sangue dove se viene rilevata una traccia di sostanza stupefacente (o di alcol) significa che è stata appena assunta.

Il giudice Pintore ieri mattina ha assolto l’automobilista originario di Sorso accogliendo la tesi dell’avvocato difensore. Oltretutto, in aula, l’imputato aveva spiegato che quella mattina in auto con lui c’era anche sua figlia. La stava accompagnando in ospedale per un esame: «Come avrei potuto drogarmi alle sette e mezza del mattino – aveva detto – e poi salire in macchina per portare mia figlia prima in ospedale e poi a scuola? Ma siamo matti?». E infatti è stato dimostrato che così non era. Quelle tracce di sostanza stupefacente risalivano a molti giorni prima.

Il processo ha avuto fortunatamente per lui un lieto fine con l’assoluzione dalla pesante accusa di essersi messo alla guida sotto effetto di droga e persino di aver provocato un incidente per via delle sue condizioni psicofisiche alterate. L’automobilista di Sorso si è sempre difeso sostenendo davanti al giudice Pintore – e rispondendo alle domande del pubblico ministero – di non aver toccato

quel motociclista con la sua automobile e di non aver provocato alcun incidente stradale. Poi l’avvocato Stefano Porcu ha fatto il resto dimostrando, nel corso del processo, che il suo cliente quella mattina era perfettamente lucido. Il giudice gli ha dato ragione.

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