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«La Brigata, tre volte fatta e tre disfatta»: una carica di eroismo

I luoghi sacri: dall’Altipiano dei Sette Comuni al Monte Zebio, dalla Bainsizza a Caporetto e fino alla battaglia del Piave

A guardia delle due trincee conquistate la Brigata resta sino a maggio. Ha perso in battaglia 22 ufficiali e 213 soldati, feriti 59 ufficiali e 1536 soldati, nella difesa di gennaio-maggio 4 ufficiali morti e 9 feriti, 76 soldati morti e 410 feriti: «La Brigata fu tre volte fatta e tre disfatta» scriverà Bellieni: vi militeranno, in tutto, circa 16 mila uomini. «Pro defender sa Patria italiana/ distrutta s’este sa Sardigna intrea», cantava il mulattiere salendo l'erta, ha scritto Camillo Bellieni, padre del sardismo, anche lui ufficiale della "Sassari".

I luoghi "sacri" della Brigata, nel prosieguo della guerra, sono altri quattro. Il primo, a giugno del 1916, è l'Altipiano dei Sette Comuni, sopra Vicenza, dove la Brigata deve precipitarsi a bloccare la pericolosa Strafexpedition austriaca: due mesi e mezzo di combattimenti, 49 ufficiali morti e 106 feriti, 456 soldati morti e 3.476 feriti. Nei mesi successivi, sino al giugno 1917, partecipò alla controffensiva sull'Altipiano e in Val di Ronchi.

Il secondo è, sullo stesso Altipiano, il Monte Zebio e le sue trincee di Casara Zebio, Monte Fior, Castelgomberto. Vi si combatte dal 9 giugno all'8 luglio: la giornata più tragica è il 10, quando l'"Azione K" inizia tragicamente con un errore della nostra artiglieria, che bombarda a lungo i soldati che stanno per uscire dalle trincee. Nell'Archivio storico dell'Esercito Giuseppina Fois ha trovato un biglietto tutto macchiato del sudore del portaordini: c'è scritto «In nome di Dio, allungate il tiro, ci state massacrando».

L'attacco si infrange contro i reticolati intatti, ci sono 8 ufficiali morti e 21 feriti, 99 soldati morti e 877 feriti.

Il terzo è l'altipiano della Bainsizza. Per mesi, da ora, mancheranno dei dati ufficiali sul bilancio dei morti e dei feriti, i diari dei battaglioni sono stati perduti a Caporetto: ma quando si scende al piano «i reparti che si trovano vicino alla sua direttrice accorrono da ogni parte per vederli e applaudirli», è sempre Motzo che lo racconta nel suo “Gli intrepidi sardi della Brigata Sassari” pubblicato nel 1931.

Il quarto evento è, a partiredal pomeriggio del 26 ottobre, la ritirata di Caporetto.

Neanche qui la Brigata si smentisce. Chiamata a rallentare l'avanzata della spedizione austro-tedesca, mentre l'esercito si disfà al grido di "Tutti a casa" («Mai più un inverno in trincea», predicano i socialisti), fa di Codroipo uno dei nodi della strenua resistenza: «Vincemmo - dicono le memorie di guerra di un alto ufficiale tedesco - nonostante avessimo di fronte la più valorosa formazione dell'esercito italiano, la Brigata Sardegna». Il 9 novembre tutti i ponti sul Piave sono stati fatti saltare: il Genio è pronto a far saltare anche quello, ma mancano dei reparti.

Il VII battaglione compare di lontano, il capitano Musinu lo ha portato in fila, fucile a spall'arm come a una parata. Il battaglione passa il ponte, Musinu dà "l'attenti a destr' " per salutare un gruppo di ufficiali, poi il ponte viene fatto saltare.

C’è anche un quinto luogo, sono i Tre Monti, Col del Rosso, Col d'Echele, Valbella, dove l'esercito italiano riprende l'iniziativa. Grande battaglia, dal 28 al 3 gennaio, grande vittoria. Ci sono adesso anche i ragazzi del '99. La mattina dell'assalto nessuno in tutta la Brigata marca visita (quindici ufficiali morti e 43 feriti, 147 soldati morti e 690 feriti).

Il 28 gennaio sarà la festa della Brigata, e un articolo dello Statuto aveva fissato in questo giorno la festa della Regione sarda.

E poi c’è il Piave. È la parte forse meno conosciuta dell'epopea della "Brigata Sassari", eppure sono giornate di ininterrotti scontri all'ultimo sangue, inesauribili corpo a corpo sulle rive del fiume. Gli austriaci sferrano l'ultimo grande assalto, tutte le formazioni italiane resistono. Il 28 giugno muore, a 28 anni, Attilio Deffenu, grande intellettuale, uno dei padri dell'autonomismo regionale.

Il 29 ottobre

la battaglia del Piave è finita. La "Sassari" passa il fiume «a guado, con l'acqua sino alla cintola», a Salettuol di Maserada e il 18 novembre raggiunge la linea di confine stabilita dagli accordi dell'armistizio, al limite orientale dei monti e i fiumi dove aveva combattuto. (m.br.)

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