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Gli ultimi eroi: morti per difendere la speranza

Le vittime della Brigata in missione: il senso del dovere e una scia di sangue. Da Pec alla tragedia di Nassiriya nel 2003, agli attacchi kamikaze dei talebani

La Brigata Sassari si era coperta di gloria sul Carso e le gesta dei Sassarini sono scritte su tutti i libri di storia. Assalti all’arma bianca. Il coraggio di avventurarsi nei campi innevati per tagliare i fili spinati. Le notti trascorse nelle trincee gelide fumando il sigaro “a fogu a intro” per non far vedere al nemico il bagliore del fuoco acceso e diventare un bersaglio.

Sull’onda della leggenda la Brigata Sassari è diventata un reggimento d’èlite dell’Esercito italiano. Formata da soldati sardi superspecializzati. E la Brigata non poteva essere esclusa dalle missioni nel mondo, in quei territori martoriati dalle guerre e alla disperata ricerca di pace. La Bosnia, Sarajevo dopo il lungo assedio, era stata la prima missione, preceduta da qualche piccolo gruppo di specialisti inviati in Somalia. Dalla Bosnia, alla Macedonia, all’Albania e all’infuocato Kosovo. Ed era stato proprio lì, nella lontana cittadina di Pec, che la Brigata Sassari era all’improvviso tornata indietro nel tempo. Ai momenti più bui. La morte di un sassarino. Il 2 aprile 2000, in una fredda caserma kosovara, a perdere la vita ucciso da un colpo di pistola partito accidentalmente dall’arma di un commilitone era stato il caporal maggiore Samuele Utzeri, 19 anni, di Cagliari. Il primo soldato sardo a morire durante una missione di pace. Altre missioni, altri grandi attestati di professionalità per i Sassarini che erano stati coinvolti sempre più dall’Esercito e quindi inviati in Iraq dopo la Guerra del golfo. Una missione difficile quella definita Antica Babilonia, altamente pericolosa. Diventata la più dolorosa delle missioni italiane all’estero. L’Iraq per l’Italia ha un nome: Nassiriya. Un nome che evoca una tragedia indimenticabile: 19 militari italiani spazzati via da un camion bomba all’interno della “Base Maestrale”. Alle 10,40 del 12 novembre 2003, un camion cisterna aveva sfondato il check in ed era andato a schiantarsi sulla caserma, esplodendo. Tra le vittime, Silvio Olla, 32 anni, di Sant'Antioco, maresciallo della Brigata Sassari. E il capitano Massimo Ficuciello. Dolore e polemiche camminano affiancate per anni, mentre le missioni italiane continuano. Sempre in Iraq, il 5 giugno 2006, a un centinaio di chilometri da Nassiriya, il caporal maggiore Alessandro Pibiri, 26 anni, di Cagliari, era saltato in aria su uno “ied” (ordigno rudimentale) mentre a bordo di un blindato “Lince” stava facendo rientro alla base. Nell'attentato erano rimasti feriti altri tre soldati sardi del 152°: il tenente Manuel Pilia, il caporalmaggiore Fulvio Concas, il caporalmaggiore Luca Daga e il caporalmaggiore Yari Contu. Dall’Iraq all’Afghanistan, altre missioni, altri morti. Il 17 settembre 2009 era morto Matteo Mureddu, 26 anni, di Solarussa, caporal maggiore della Folgore. Con altri commilitoni stava scortando un convoglio diretto all’aeroporto di Kabul quando era rimasto vittima di un attacco suicida di un kamikaze e del fuoco dei talebani appostati lungo la strada. Il 2010 è stato l’anno più tragico dopo Nassiriya. Due le vittime sarde. Il maresciallo Mauro Gigli, 41 anni, nato a Sassari ma per lungo tempo residente a Cagliari prima di trasferirsi a Torino per entrare a fare parte del reggimento genio guastatori della Brigata Taurinense, era un esperto sminatore. Era saltato in aria mentre cercava di disinnescare uno “Ied” su una strada di Kabul il 28 luglio 2010. Lui era morto, ma con il suo gesto era riuscito però a salvare la vita di altri soldati. Pochi mesi dopo, il 9 ottobre. un altro lutto per la Sardegna. Gian Marco Manca, 32 anni, di Alghero, caporalmaggiore degli alpini della gloriosa Brigata Julia, viene ucciso in un agguato nell’avamposto di Bakwa, nel cuore del tormentato Gulistan.

E sempre in un avamposto tra le montagne viene ucciso Luca Sanna, 33 anni, di Samugheo, caporal maggiore della Brigata Sassari. Il 18 gennaio 2011 il soldato sardo viene colpito da un cecchino in un agguato dei talebani a Bala Murghab. Nel 2012, pochi giorni dopo Natale, Gianni Gallo, 49 anni, di Alghero, tenente colonnello della Brigata, muore stroncato da un infarto a Farah. L’ultima vittima, l’8 giugno 2013, a Farah: al rientro da una missione nel deserto afghano, un blindato Lince della Brigata Sassari viene preso di mira da un attentatore solitario,

forse un bambino inconsapevole di quel che stava facendo, getta un ordigno esplosivo dentro al mezzo militare.

A perdere la vita è il capitano Giuseppe La Rosa, 31 anni, siciliano, ufficiale della Brigata Sassari aggregato al reggimento bersaglieri di stanza a Teulada.(p.l.p.)

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