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I “Sassarini” sempre pronti

Dalla Bosnia all’Iraq all’Afghanistan: «Esempi di umanità operante e concreta»

di Antonio Strinna

Ci sono voluti alcuni anni di riorganizzazione e impegni lontani dalle caserme per dare nuova forma e nuovi contenuti alla Brigata Sassari, quella ricostituita l'8 aprile 1989. Come le operazioni Forza Paris, svoltasi in Sardegna nell'estate del 1992, durante il sequestro di Farouk Kassam, e Vespri Siciliani, nel 1994. Quest'ultima decisamente più impegnativa, perché fuori della Sardegna, per la prima volta e mirata al controllo militare del territorio nella lotta alla mafia.

Dopo le operazioni Forza Paris e Vespri Siciliani, che pure sono servite a forgiare i nuovi Sassarini e a mettere alla prova la struttura operativa, ecco arrivare nuovi impegni e di ben altra portata. La guerra nei Balcani: Bosnia, Kossovo, Albania e Macedonia.

Crollato l'impero di Tito come un castello di cartapesta, la Jugoslavia diventa un vulcano improvvisamente attivo, che riduce in frantumi ogni forma di equilibrio politico fin qui funzionante fra i suoi popoli. Per porre fine alla guerra, e al continuo massacro di intere popolazioni, la Nato decide di intervenire con alcuni reparti militari, fra questi la Brigata Sassari, impiegata come forza d'interposizione.

Il calendario delle missioni di pace della Sassari inizia con l'Operazione Alba (marzo-luglio 1997) come forza di interposizione della Nato. Viene impiegata in Bosnia ed Erzegovina con l'Operazione Constant Forge (ottobre 1997-marzo 2000), ma è presente anche in Kosovo, nell'operazione Joint Guardian, dal 1999 al 2002, con la forza multinazionale Nato Ifor.

E' il 12 settembre 2001. Il giorno in cui il 152° Reggimento viene impiegato nell'Operazione Essential Harvest, Raccolta Essenziale, a Petrovec. Un'attività finalizzata all'operazione di disarmo della fazione albanese.

La guerra era finita, ma molto rimaneva ancora da fare, e la pace non aveva davanti a sé binari robusti e sicuri. Proprio per questo era necessario che la Sassari fosse lì, rispettosa e attenta ai bisogni di questa popolazione. In Bosnia i Sassarini si tassarono per effettuare l'adozione a distanza di 50 bambini di tre etnie diverse, in conflitto fra loro.

«Fin dalle prime missioni all'estero, a Sarajevo e Pec, fra il 1998 e il 2000, ho avuto modo di conoscere la tempra dei sardi - racconta il generale Bruno Stano, allora comandante del 151° reggimento - Una tempra e un carattere che li rende diversi e sempre affidabili».

E' l'ottobre del 2003. Il calendario delle missioni di pace porta la Brigata Sassari in Iraq, sino al 2006. I Sassarini devono ora scrivere la loro storia in un deserto ribattezzato White horse, Cavallo bianco, nella provincia di Dhi Qar. Si tratta del quartier generale dell'operazione Antica Babilonia. Qui all'inizio si parlava solo inglese, ma poi la lingua ufficiale è diventata quella dei diavoli rossi. A Nassiriya c’è la sede del Comando militare e la base Maestrale è nel cuore della città. Qui accade l'evento più luttuoso di tutte le missioni fin qui effettuate. Silvio Olla, del 151° Reggimento, è una delle tante vittime di un'azione terroristica senza precedenti. Nel 2006 è un altro sardo, ugualmente Sassarino, che cade eroicamente non lontano da Nassiriya, Alessandro Pibiri.

«Non c'è addestramento che tenga, in una situazione come questa - ammette il capitano Fiori - né l'uomo è pronto ad affrontare queste tragedie, la perdita di un amico e il ferimento di altri quattro con i quali hai preso il caffè poche ore prima. Qui esce la tempra, quando ti ritrovi davanti alla morte, coraggio e spirito di sopravvivenza».

Il contesto non era favorevole. Bisognava moltiplicare gli sforzi. Ma non ci si poteva fermare di fronte a segni e gesti di ostilità, neanche davanti ad attentati. A questi soldati non rimaneva che portare avanti il loro impegno, anche a costo di vite umane. Eroici sacrifici poi riconosciuti dallo Stato con due medaglie d'oro.

« I sassarini, uomini e donne, hanno dato in Iraq la migliore delle risposte - racconta il colonnello De Masi -. Sono un esempio di umanità operante, silenziosa e concreta, frutto di un grande spessore culturale e anche coraggio, mai sbandierati».

Dal 12 luglio 2007 era stato affidato al 152° della Sassari il sistema operativo dell'ISAF, il PRT, con il quale sono stati sviluppati progetti riguardanti l'istruzione, la salute pubblica, l'agricoltura, la sicurezza e la viabilità. La ricostruzione, la gestione e la sicurezza hanno un netto predominio sulle attività militari. Ne consegue che ad una maggiore ricostruzione corrisponde una maggiore sicurezza, in fondo l'esigenza più avvertita dalla popolazione.

Anche le missioni svolte in Afghanistan, dal 2007 al 2014, con sede a Herat, hanno la stessa impronta, anche se Herat, Farah, Bala Mourghab, Shindand e Bala Baluk, non riservano meno pericoli. Anche qui le attività fondamentali sono quelle di sicurezza e controllo del territorio, ma anche di sostegno e ricostruzione.

Dopo aver verificato con quanta professionalità e abnegazione i Sassarini sono soliti svolgere le loro missioni, appare evidente che la storia della Brigata Sassari,

iniziata 100 anni fa, è ben lungi dall'essere conclusa. Anzi, mettendo al servizio degli altri il suo spirito di pace, ha saputo disegnare la sua nuova strada, adeguata ai nuovi scenari, che è poi la strada della solidarietà e della fratellanza, capace di superare qualunque confine e steccato.

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