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Il sacrificio e l’eroismo di un “popolo in armi”

I Caduti sardi nella Grande Guerra e la loro ricerca anche fuori dai confini italiani. I tortuosi percorsi della memoria e le storie di battaglie lontane e sconosciute

Ho girato per l'Europa alla loro ricerca, e li ho trovati. Sono i 1845 soldati sardi caduti fuori dai confini d'Italia nella Grande Guerra: circa 650 morti in combattimento, in Libia, in Albania, in Macedonia, in Francia, in affondamento di nave e circostanze diverse; 1200 morti nei campi di prigionia. Nel totale dei nostri circa 13.800 caduti nel 1915-1918 (secondo i dati ufficiali, approssimati per difetto) rappresentano oltre il 10 per cento; e il numero di 1200 morti in prigionia, sullo stesso totale, non può certamente passare inosservato.

In Sardegna la memoria della Guerra è ancora fortemente viva. Davanti ad un monumento ai Caduti o in occasione di commemorazioni, fra coloro che sono nati dopo il 1920 si parla ancora di quegli uomini come se si trattasse di gente che manca dal paese da poco tempo; si tesse il filo delle parentele e dei legami di sangue, ed ecco che i nomi sulle lapidi riacquistano vita. Nei nostri paesi non è difficile, in molti casi, riconoscere anche la casa natale, sa domo matzore, di quei nomi sulle lapidi; ogni volta che qualcuno ha condotto queste ricerche, la comunità ha risposto con una partecipazione che va oltre l'atteggiamento dovuto ad una convenzione sociale.

In Sardegna, oggi, la memoria storica della Grande Guerra è quasi identificata con la storia della Brigata Sassari e, in misura minore, della Reggio.

La storia della Sassari, soprattutto - in virtù del primato ideologico, sociologico e militare conferitole dagli ufficiali e dai soldati che vi hanno militato -, diventa sempre più uno dei simboli dell'orgoglio "nazionale" dei sardi.

Ma in Sardegna il sacrificio di quel "popolo in armi", come lo chiama Emilio Lussu, è stato sopportato e condiviso da decine di migliaia di altri sardi.

Fra loro ci sono i 1845 soldati che riposano sparsi nei cimiteri di terre straniere, in terra anzena. Un proverbio del Nuorese dice: "Kie non ghirat a domo sua est pèrditu" ("chi non ritrova la strada di casa è perduto per sempre"). Ma sono perduti davvero quei nostri conterranei? Sono svaniti davvero nel buio della Storia? Forse no.

Chi sono, dunque, quei sardi? Quanti sono? Quale è la loro storia? Dove sono sepolti? Che cosa è rimasto in quei luoghi dopo quasi cento anni?

Queste domande, nel loro insieme, sono il concetto informatore della ricerca. Così, appena passato l'anno Duemila mi sono messo in viaggio. Nelle ferie dal lavoro per sette anni, sino al 2007, ho dedicato il mio tempo a questa impresa. in giro per l’Europa.

Non me ne vanto: tutto quello che ho fatto è stato contare, rintracciare e identificare i nostri conterranei morti fuori dai confini d'Italia. E le risposte hanno portato alla luce tanti cammini, tracciati lungo le strade d'Europa, quanti sono gli uomini che abbiamo potuto rintracciare. Della maggior parte di loro ho cercato di ripercorrere anche, in senso reale, la strada che li ha portati fuori dall'Isola, incontro alla Grande Guerra e alla morteo.

Il primum movens è stata la lettura delle note biografiche dell'Albo d'Oro: «Morto in Francia in combattimento… disperso in Libia in combattimento… morto in Macedonia… morto in Albania per malattia… morto in prigionia… disperso in prigionia in Boemia… morto in prigionia per affondamento di nave…».

E a questo punto gli interrogativi sono nati da soli: che cosa faceva in Francia? In Macedonia? Morto in prigionia? Dove esattamente? Passo dopo passo, pagina dopo pagina, documento dopo documento, l'orizzonte, anche geografico, si allargava e si andava schiarendo.

Ai nomi familiari del Carso, della Bainsizza, dell'Isonzo, di Asiago, del Grappa, del Pasubio, di Caporetto, del Tagliamento e del Piave, si sostituivano quelli di battaglie sconosciute: Bligny, Soupir, Epernay, Tarhuna, Gebel, Zintan, Santi Quaranta, Valona, Durazzo, Monastir, Cerna, quota 1050, Salonicco ed altri; poi quelli ancora più tristi di Milovice, Samorin, Jindrichovice, Ostffyasszonyfa, Zalaegerszeg, Mauthausen, Wegscheid, Colonia, Monaco di Baviera,

Marchtrenk, Sigmundsherberg, Aschaak sul Danubio, Varsavia, ed altri ancora. Poi quelli che non esistono più nella toponomastica attuale: Heinrichsgrunn, Milowitz, Jaratok ecc., ma che trovano oggi la loro collocazione pIù “sentita” nei registri di Stato civile dei Comuni della Sardegna.

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