memento

Storia attualissima di un’azienda spenta dalla crisi nell’800

Nelle campagne di Tropu Ilde ci sono i resti della “casa della banca”: la florida impresa di Girolamo Pitzolo, possidente cagliaritano assassinato nel capoluogo durante i moti antifeudali

Scorrendo le vecchie mappe dell’Istituto Geografico Militare a volte si rimane sorpresi da certi toponimi. Andando a guardare la regione di Tropu Ilde, a sud di Caniga e a est del Prato Comunale, si nota, nella carta del 1895, puntata a 139 metri sul livello del mare una costruzione con il toponimo “Casa della Banca”. Enrico Costa ricorda (pag. 1900 del terzo volume del Sassati ed. Gallizzi 1992) che durante una perizia del settembre 1794, durata più giorni per le terre dedicate al pascolo, elemento principe furono le 35 vacche possedute da don Girolamo Pitzolo, di Cagliari. Il cagliaritano Pitzolo possedette a Sassari una fiorente azienda agricola a fine Settecento ma non poté goderne oltre i frutti, dato che morì assassinato a Cagliari, insieme con il Marchese della Planargia, nei primi moti antifeudali dell’estate 1795.

Scomparso il Pitzolo, le 35 vacche, le altre greggi e le strutture (cascine, stalle, depositi, cisterne etc) “scomparvero” dalla memoria, come dice il Costa. Accompagnando l’amico Simone Sanna, qualche settimana addietro, per un suo sopralluogo della zona di Tropu Ilde ai fini della sua prossima tesi, con sorpresa abbiamo potuto visitare la casa oggi proprietà di un ordine religioso là collocata: confrontando le mappe si tratta della “Casa della Banca” ma strutturalmente, a parte la facciata, riformata a metà Ottocento, abbiamo entrambi pensato di trovarci forse di fronte a una delle cascine del Pitzolo.

Struttura solidissima, aveva una lunga stalla voltata a botte con curiose finestre laterali circolari, sale voltate a crociera non costolonata su tozzi pilastri e un piano superiore residenziale. La struttura è perfettamente ancora leggibile (in foto). “Casa della Banca” suggerisce che, a fine Ottocento, chi possedette la fattoria, non altrettanto bene dovette gestirla… In ultimo

rettifico per il quadro di San Biagio: la scheda in “Tesori Riscoperti” è di Alma Casula e non di Luigi Agus, che attribuì al Lussu il quadro nel 2009 in due articoli.

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