«Non siamo diffidenti e neppure ignoranti, quel vaccino non va»

Blue tongue, gli allevatori spiegano le loro ragioni e i timori «Inoltre nel 2014 non c’è stato nessun nuovo caso nell’isola»

OZIERI. «Fareste il vaccino per l’influenza con un siero preparato per il sierotipo in circolazione nel 2013?». Questa la domanda principale dei pastori che si rifiutano di sottoporre le loro greggi al trattamento obbligatorio contro la lingua blu e che in queste ultime settimane sono in fermento contro il diktat della Regione che impone le vaccinazioni e prevede sanzioni per i trasgressori. I motivi per i quali gli allevatori si rifiutano di vaccinare i capi sono contenuti in una nota che il gruppo, che ancora non si è dato un vero e proprio nome, ha diramato nei giorni scorsi ed è stato pubblicato anche su alcuni siti web.

Il vaccino che è attualmente in circolazione, dicono i pastori, oltre a essere vecchio (e quindi già stato metabolizzato dalle pecore, che vi risultano già immunizzate) è lo stesso che ha provocato nel 2013 pesanti effetti collaterali: per questo gli allevatori ovi-caprini si oppongono alla campagna di vaccinazione obbligatoria.

L’altro motivo del no è poi l’assenza di una esistente emergenza sanitaria, con la quale invece la Regione giustifica la necessità dell’obbligatorietà dei vaccini. «Nel 2014 in Sardegna non c’è stato un solo caso di lingua blu nonostante nello stesso anno abbia vaccinato solo il 50 per cento delle aziende, che oltretutto lo hanno fatto perché persuase o “costrette” dai veterinari locali sotto la minaccia della cancellazione dei premi comunitari». Altro motivo del no è per i pastori il timore degli effetti collaterali, altro fattore che invece la Regione smentisce con decisione: «tanti allevatori che allora hanno vaccinato - dicono invece i pastori - hanno avuto dei cali di produzione di latte, aborti e infertilità sia nelle pecore che negli arieti e dimagrimenti repentini sia sulle pecore adulte che sulla rimonta. Si può quindi immaginare - proseguono - quali siano stati gli aggravi economici subiti dalle aziende, che oggi devono sostenere costi altissimi per poter mantenere in piedi allevamenti parzialmente improduttivi e invalidati». «Eppure - dicono ancora i pastori - a detta dei servizi veterinari questi danni o non esistono proprio o sono riconducibili non agli effetti collaterali del vaccino ma ad una cattiva gestione aziendale o ad altre patologie presenti in azienda. Ma chi è oggi l’allevatore cosi sprovveduto che, con il prezzo del latte schizzato alle stelle, trascura il proprio allevamento?».

Gli allevatori ovi-caprini non ci stanno a farsi dare degli ignoranti e, come detto, degli sprovveduti, e soprattutto vogliono sentirsi ancora padroni in casa propria. E oltretutto non ci vedono chiaro.

«Come mai - chiedono - c’è tutto questo interesse a far vaccinare a tutti i costi, arrivando alle minacce e ai ricatti, quando la maggior parte degli allevatori è contraria? Perché l’assessore alla Sanità ha firmato un decreto cosi assurdo? Non è passato tanto tempo dallo scandalo che ha

coinvolto buona parte dei vertici della sanità animale e manager di aziende farmaceutiche accusati di aver causato la diffusione della blue tongue per sieroconversione da virus vaccinale, eppure sembra che ancora oggi i mercanti di virus siano sempre pronti a speculare sulle disgrazie altrui».

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