Donne e operatori insieme per salvare il punto nascite

Sabato è in programma un’assemblea pubblica nella sala Don Giovanni Salis Per partorire bisogna spostarsi in centri lontani: un disservizio per gli utenti

OZIERI. Prosegue con un’assemblea pubblica in programma sabato 7 marzo la mobilitazione contro la chiusura del punto nascite dell’ospedale Antonio Segni di Ozieri. L’incontro è promosso dal Partito comunista dei lavoratori, che da qualche settimana, come si ricorderà, ha riacceso i riflettori sul problema promuovendo una raccolta firme che ha già messo insieme centinaia di adesioni. Dopo la presenza fissa con due stand, il primo nel cortile dello stesso ospedale e il secondo tra i banchi dell’affollatissimo mercato rionale, ora è la volta dell’atteso incontro, al quale sono invitati a partecipare tutti i cittadini, i rappresentanti delle istituzioni locali e sovracomunali, gli operatori sanitari dell’ospedale a tutti i livelli, le forze sociali e sindacali. L’incontro si terrà sabato alle 17 nella sala conferenze Don Giovanni Salis e sarà occasione, come spiegano dalle sezioni di Sassari e Olbia del Partito comunista dei lavoratori, per «esporre i risultati della raccolta di firme per la riapertura del punto nascite del reparto di ginecologia». «Dalle firme raccolte, dalle osservazioni e dalle prime considerazioni delle cittadine e cittadini da noi raccolte in questi giorni sulla questione - fanno sapere dal Pcl - emerge un giudizio negativo sul drastico ridimensionamento dei servizi sanitari dell’ospedale di Ozieri e su tutto il ceto politico locale, provinciale e regionale che viene ritenuto responsabile di questo attacco alla sanità pubblica. Con questa iniziativa - prosegue la nota del Pcl - il Partito comunista dei lavoratori prosegue l’iniziativa importante del comitato di difesa dell’ospedale di Ozieri, che nel 2010 iniziò la mobilitazione per la sanità pubblica. Per questo motivo il Pcl auspica la partecipazione all’assemblea dei cittadini e delle cittadine protagoniste di quella lotta così importante. Auspica inoltre - è la conclusione della nota - la partecipazione delle donne, che sono le dirette interessate alla riapertura del punto nascite». Nella riunione di sabato sarà importante soprattutto la presenza degli operatori sanitari, che non sempre sono messi nelle condizioni di esprimere le loro opinioni in merito alle politiche di tagli e chiusure dei servizi sanitari pubblici e di portare all’attenzione del pubblico le proprie testimonianze in merito. «Basterebbero i 400 milioni di euro che sono stati sprecati per il G8 di La Maddalena per mettere a posto la Sanità pubblica in Sardegna - dicono ancora dal Pcl -

ma la politica dei governi è una sola: togliere ai poveri per dare ai ricchi, come dimostrano le decisioni scellerate prese negli ultimi anni e, di recente, le dure parole del ministro della sanità Beatrice Lorenzin che ha annunciato senza mezzi termini la chiusura dei piccoli punti nascite».

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