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Le dipendenze sono un effetto dell'infelicità

Una studentessa spiega il suo punto di vista dopo l'incontro con padre Morittu

SASSARI. Il bisogno di dipendere da qualcuno o da qualcosa è insito nella natura dell’uomo.
Gli esseri umani, nei secoli, hanno barattato la propria felicità per avere sicurezza, riunendosi in società in cerca di un bene comune che non esiste. Tutti i desideri, le pulsioni, le volontà di ognuno sono represse da un’etica rigida e una mentalità generale chiusa che portano a un profondo senso di disagio interiore; per esempio molti omosessuali, ancora oggi, si sentono oppressi o con il terrore di rivelare la loro natura.

Aldilà della mentalità, il sistema di Stato in sé non mette i cittadini in condizione di esprimere le proprie potenzialità. Per mia esperienza posso dire che ancora prima del mondo del lavoro, nella scuola, gli studenti sono catapultati in unastruttura chiusa dove vengono continuamente messi alla prova e valutati tutti allo stesso modo senza tenere conto delle inclinazioni personali, è così che un adolescente che non è bravo in tutto comincia a sentirsi un fallimento.

Nella società abbiamo tutta una serie di obblighi sin dalla nascita, anzi, già nascere è un obbligo, e il dover vivere facendo quello che l’umanità ha deciso per te. Un’altra causa, forse la principale, di disturbo, è il bisogno di rapportarsi con il prossimo, che spesso è una rovina: dalla tenera età i bambini sperimentano la cattiveria dei coetanei o degli adulti, e crescendo le relazioni sono sempre più complesse, con il rischio di stare male davvero per la noncuranza con cui siamo trattati dagli altri. Inrealtà nessuno nasce malvagio, le persone si incattiviscono stando con le altre persone,semplicemente ognuno pensa alla propria felicità, che giustifica i mezzi.
Partendo da questa situazione di infelicità diffusa, si possono facilmente spiegare le dipendenze. Gli esseri umani si rifugiano nella droga, nell’alcol, nel fumo, nei giochi d’azzardo, nei mondi virtuali (video games e social network) alla ricerca costante di un’evasione dalla realtà. Abbiamo bisogno di fuggire dai problemi di tutti i giorni e siamo disposti a perderci nel mondo fasullo creato dagli stupefacenti e dagli alcolici, con conseguenze gravissime: gli effetti collaterali delle sostanze assunte, ma soprattutto il bisogno di rivivere quel momento di felicità troppo breve, volendo sempre di più. Così come per il fumo che rilassa, o i giochi d’azzardo che danno false speranze. I social network quasi non sono considerati una dipendenza degna di nota, perché non provocano un danno visibile. In verità, sono il peggio del peggio perché creano dipendenze affettive: si viene immersi in un’illusione con relazioni finte e bellissime, diventa un bisogno irrefrenabile chattare con le persone convinti di creare un rapporto, o convinti di essere apprezzati dagli altri.

Possibili soluzioni? No, solo utopie. Per eliminare il problema delle dipendenze si dovrebbe eliminare la natura infelice degli esseri umani. Se si eliminasse l’oppressione della società delle regole, gli uomini sarebbero in guerra perenne. Si potrebbe provare a fare gli eremiti al Polo Nord imparandoa trovare la felicità in sé stessi. Improbabile.

 

  Anna Chiara Mura