il processo

Marea nera, un teste del pm: «Incidente si poteva evitare»

SASSARI. Nuova udienza, ieri pomeriggio, nel processo che dovrà individuare i responsabili del disastro ambientale prodotto dai 36mila litri di olio combustibile che la notte tra il 10 e l’11 gennaio...

SASSARI. Nuova udienza, ieri pomeriggio, nel processo che dovrà individuare i responsabili del disastro ambientale prodotto dai 36mila litri di olio combustibile che la notte tra il 10 e l’11 gennaio del 2011 si riversarono in mare dalla banchina di Fiumesanto.

Luciano Piroddi, capo reparto movimento combustibili della termocentrale E.On, citato come teste dal pubblico ministero Paolo Piras ha raccontato in aula che, in circa quindici anni, non vennero mai eseguiti interventi di manutenzione nel famoso raccordo da cui quattro anni fa si verificò l’enorme perdita di olio combustibile che raggiunse le spiagge. Dalla banchina di Fiumesanto, dove si scaricava l’olio destinato ai gruppi 1 e 2, furono sversate in mare e sulle coste tonnellate di carburante a causa della rottura di un tubo. Lo sversamento interessò l’intero golfo e deturpò uno dei paesaggi più belli del Mediterraneo: il grosso dell’olio si spiaggiò fra Platamona e Marritza, lasciando però più di una traccia sui litorali e sulle rocce della Gallura, senza risparmiare Porto Torres e il Parco nazionale dell’Asinara.

Sul banco degli imputati – per quel disastro ambientale – ci sono tre dirigenti di E.On, Endesa ed Enelpower.

Le accuse a loro carico sono di crollo colposo aggravato dalla previsione dell’evento (riferito alla rottura dell’oleodotto) e deturpamento delle bellezze naturali.

Il processo è stato rinviato al 21 aprile per sentire la testimonianza del vicedirettore dello stabilimento, Livio Russo.

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