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Gabriele Vargiu

Ecco come siamo diventati una "società di adulti bambini"

Uno studente del liceo scientifico parla di dipendenze nella storia. E alla fine spiega perché è difficile trovare una soluzione

L’uso di fumo e sostanze stupefacenti è diffuso nella società Occidentale da secoli, da ancora più tempo nel resto del mondo; antichissimo è l’uso (e l’abuso) di alcool e del gioco d’azzardo, conosciuti dall’uomo ben prima della nascita di Cristo. Più recente, come la nascita dei videogiochi (questa a causa della recente diffusione dei computer), è la straordinaria diffusione di dipendenze da tali elementi.

L’uso di sostanze stupefacenti era normale, addirittura comune in Europa fino al primo dopoguerra, tanto che era possibile rifornirsi di eroina e cocaina in negozi rispettabilissimi e in maniera del tutto legale. Tali sostanze sono divenute illegali con la fine del “Lungo XIX Secolo”, intorno al periodo della Prime Guerra Mondiale (primo ventennio del ‘900), mentre è dagli anni ’60 che il loro abuso ha iniziato a diffondersi in maniera davvero preoccupante. Anche la diffusione della dipendenza patologica da tabacco è relativamente recente; fino alla nascita delle sigarette (1830 ca.) il tabacco veniva consumato tramite la pipa, il cui uso non comporta l’inalazione e causa perciò l’entrata in circolo di quantità minori di nicotina.

La diffusione in tempi moderni di un uso patologico di sostanze e attività che causano assuefazione, diffusione che ha ormai raggiunto livelli davvero considerevoli, può essere collegata a quanto scrive il prof. Giulio Cesare Giacobbe, nell’ambito della sua psicologia evolutiva (si veda il libro “Alla Ricerca delle Coccole Perdute”), sulla diffusione della “nevrosi da personalità infantile” nelle moderne società tecnologiche industriali. Tale nevrosi, sostanzialmente, è causata da un blocco nel processo di crescita psicologica. La personalità infantile è il primo dei tre gradini in cui il prof. Giacobbe divide lo sviluppo psicologico dell’individuo. Tale personalità è caratterizzata dalla non autosufficienza, dall’incapacità cioè di provvedere autonomamente ai propri bisogni sia fisici (es. procurarsi il cibo) si affettivi, e coincide con l’infanzia e la preadolescenza. Secondo natura, a tale personalità farà seguito quella adulta, in cui l’individuo saprà provvedere a se stesso sotto ogni aspetto, che a sua volta si evolverà in quella genitoriale; oltre che a se stesso, l’individuo sarà in grado di provvedere ad altri (i cuccioli) e a sostenerli finché non raggiungano l’età adulta, garantendo la continuità della specie. Tale processo è tipico dei mammiferi, e possiamo prendere ad esempio i leoni: I cuccioli (infanti) vengono allevati nel branco fino all’autosufficienza (adulti), al che si allontanano dal branco in cerca di una femmina con cui crearne uno nuovo (genitori). Gli altri mammiferi, cani gatti, cavalli, finanche gli uomini, seguono lo stesso processo generale, almeno in natura.

Il passaggio all’età adulta, sempre secondo il prof. Giacobbe, avviene con l’esperienza di vita adulta: Dover provvedere a se stessi da soli, senza il supporto né economico né affettivo dei genitori, il cui compito è preparare i figli a tale esperienza. Tale passaggio, che in natura avviene intorno ai 16-20 anni, nelle società odierne spesso non avviene.

Nella Roma repubblicana i ragazzi di 16-18 anni entravano nell’esercito; a Sparta vigeva la “criptia”, prova di iniziazione e sopravvivenza; lungo tutto il corso del medioevo era tradizione che i figli dei nobili andassero a vivere e addestrarsi presso amici e alleati del padre, mentre i poveri, fino a pochi decenni fa, dovevano fin da giovanissimi lottare per sopravvivere. Oggi i ragazzi sono mantenuti dai genitori fino alla laurea (23-24 anni), e anche dopo, finché non trovano un lavoro e  una casa. Ma anche allora sono stretti i legami con la famiglia d’origine, e senza l’esperienza di vita adulta, in solitudine soprattutto affettiva, non si può diventare adulti. Abbiamo così una società di bambini, magari anche di 30 o 40 anni, con un lavoro e una famiglia, ma con ancora tutte le paure della debole personalità infantile.

Le droghe, l’alcool, i videogiochi e il gioco d’azzardo sono scappatoie dalla realtà, che consentono al nevrotico “bambino” di dimenticare le paure, di sentirsi adulto e di provare le sensazioni tipiche dello stato adulto (sicurezza, controllo, sfida), verso cui naturalmente tende. Nei paesi ricchi l’enorme diffusione di dipendenze è legata a tutti questi fattori: Un vasto mercato di “bambini” in fuga dalla realtà; una disponibilità molto maggiore di sostanze o occasioni di evasione, grazie ai nuovi metodi di trasporto e diffusione (e contrabbando); il favore, spesso celato, di governi democratici composti da imprenditori del settore e spesso legati alla criminalità organizzata. In paesi più poveri e meno sviluppati, in cui la dura realtà della lotta per sopravvivere è ancora presente, viene meno la grande diffusione di “bambini”, ma rimane l’utilizzo di alcool e sostanze come fuga dalla realtà: Una realtà ostile, spesso di guerra, povertà generalizzata e mancanza di risorse per vivere e opportunità di cambiamento; una realtà insostenibile, che le droghe e l’alcool consentono di dimenticare, almeno per un po.

Vista la condizione attuale, sono possibili poche soluzioni. L’unica sarebbe riformare le attuali società, favorendo la crescita dell’individuo secondo

natura nei paesi industrializzati; lottando contro le durissime realtà dei paesi più arretrati e imponendo dei divieti effettivi ed efficaci a un livello internazionale. Tutte soluzioni di difficile attuazione.  

Gabriele Vargiu. Classe V D del liceo scientifico “G.Spano”.

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