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La pesca delle sardine diventa un film

«Luci a Mare» presentato domenica al Festival internazionale di Lorient in Francia è stato girato a bordo del Capobianco

SASSARI. La pesca stagionale del pesce azzurro, in particolare delle sardine, nel Golfo dell’Asinara. Immagini e filmati per documentare la storia di un mestiere antico attraverso la vita di bordo di un equipaggio di 12 uomini, una babele galleggiante dove si ritrovano siciliani, ponzesi, tunisini e sardi, tutti imbarcati sul peschereccio «Capobianco». I dialoghi nei loro dialetti, con la fastidiosa colonna sonora del rumore del motore e i ritmi di un sistema di pesca che si divide tra navigazione e banchina, tra giorno e notte. Questa storia di uomini, mare e lavoro è stata raccolta nel docu-film «Luci a Mare» - prodotto da Roda Film e dall’associazione culturale 4Caniperstrada per la regia di Stefania Muresu e Fabian Volti e le musiche originali composte da Luigi Frassetto - è stata presentata domenica in Francia, a Lorient, al Festival internazionale «Pecheurs du monde».

Porto Torres, la pesca delle sardine diventa un film Porto Torres, la pesca delle sardine diventa un film

Il film è stato selezionato in concorso nella competizione ufficiale, e questo è sicuramente un passaggio importante, considerato che il Festival è l’unico in Europa dedicato esclusivamente al tema della pesca. «Luci a mare» era già stato scelto tra oltre 300 film al Sieff 2014 Sardinia International Ethnographic Film festival dall’Isre Sardegna.

Il documentario ha una durata di 70 minuti ed è stato girato tra il 2013 e il 2014, seguendo un progetto che ripercorre le rotte migratorie tra Ponza e la Sardegna: la prima famiglia di ponzesi arrivò nell’isola negli anni Sessanta a Su Pallosu (in territorio di Oristano), poi il capitolo dedicato a Porto Torres, con il racconto che si sofferma sull’intera stagione di pesca dettato dai tempi della luna (la sosta da una settimana prima a una dopo della “piena”). Immagini e filmati mostrano le facce dei lavoratori, la fatica della quotidianità del mare, ma anche le gararchie e gli equilibri tra i componenti dell’equipaggio.

«Luci a Mare» è un pezzo di territorio di Sardegna che si muove, tra partenze e arrivi, con le interviste e le voci fuori campo del comandante e degli altri membri di equipaggio: è stato realizzato con l’obiettivo di diffondere e conservare nella memoria collettiva le attività marinare legate alla pesca tradizionale. É il primo in Sardegna a raccontare - con un lavoro di documentazione lungo più di un anno - il mestiere del pescatore di sardine.

Così, il «Capobianco» diventa un luogo in movimento sul quale emergono anche i racconti che avvicinano alla storia di Porto Torres, città di lampare e di una industria per la lavorazione e la conservazione del pesce azzurro (quella dei Fratelli Fara). In mezzo c’è il passaggio forte dell’industria che ha marcato il territorio, con pesi differenti per quanto riguarda l’occupazione e la devastazione ambientale. E poi con il crollo di un sogno che ha lasciato una scia di disoccupati, insieme all’assenza di alternative in altri settori che - nel frattempo - erano stati annullati dalla grande fabbrica.

Il documentario sulla pesca della sardina a Porto Torres mette in risalto, ancora oggi, l’importanza di certi mestieri, la validità di una sopravvivenza che trae forza dalla valorizzazione delle attività legate al mare e sottolinea il significato della conservazione della memoria in un parte del Mediterraneo dove la pesca viene portata avanti, in larga parte, come in passato, con il rispetto del mare e la ricerca del pescato di qualità che produce reddito per i lavoratori.

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