Psichiatri liberi, motivazioni del Riesame

Depositata l’ordinanza con la quale è stato respinto l’appello del pm che chiedeva gli arresti per tre dei 5 medici indagati

SASSARI. Sono contenute nell’ordinanza depositata dal tribunale del Riesame le motivazioni che hanno convinto i giudici a rigettare le richieste del pm di arresti domiciliari e misure interdittive nei confronti dei cinque psichiatri indagati per abuso d’ufficio, falso e induzione all’esercizio abusivo della professione medica per aver lasciato che gli specializzandi – questa è la tesi della Procura – visitassero e curassero in totale autonomia, senza la supervisione degli strutturati, i pazienti della clinica di San Camillo. Respinto, dunque, l’appello del pm Carlo Scalas che si era rivolto al Riesame impugnando la precedente ordinanza del gip che già aveva rigettato la richiesta di misure per Liliana Lorettu, Giancarlo Nivoli, Paolo Milia, Noemi Sanna e Alessandra Nivoli.

La sintesi della decisione del tribunale composto dal presidente Pietro Fanile e dai giudici Salvatore Marinaro e Anna Giuseppina Pintore è sostanzialmente questa: da parte degli indagati non ci fu alcuna induzione all’esercizio abusivo della professione considerato che gli specializzandi sono medici regolarmente abilitati all’esercizio della professione medica e come tali possono visitare – in una struttura ambulatoriale – in autonomia i pazienti e prescrivere psicofarmaci. Possono fare tutto ad eccezione delle attività che vengono espressamente riservate allo specialista «e che, per quanto emerso, non sono state delegate dai rispettivi tutor agli stessi specializzandi», scrive il tribunale del Riesame.

Per quanto riguarda poi la contestata presenza del professor Giancarlo Nivoli – da anni in pensione – all’interno della clinica «questa non è arbitraria ma trova giustificazione nello status – riconosciuto dalla legge – di professore emerito» aggiungono i giudici. E, ancora, nessun vantaggio patrimoniale è stato procurato agli indagati e alla Società di psichiatria forense (di cui Nivoli era presidente) nell’ambito dell’organizzazione dei congressi. Secondo la Procura veniva richiesto agli studenti specializzandi «di compiere mansioni materiali per l’organizzazione e lo svolgimento del congresso annuale di psichiatria. Con il conseguente sfruttamento di energie lavorative e intellettuali degli studenti per fini privatistici e personalistici della Società di psichiatria forense, della Lorettu e del Nivoli». Non la pensa allo stesso modo il Riesame che considera anzi la partecipazione degli specializzandi rilevante sia per la loro formazione e specializzazione che per l’acquisizione di titoli da annotare nei curricula da spendere nei concorsi o comunque in carriera.

Il pm Carlo Scalas aveva fatto partire le indagini dopo la denuncia di una specializzanda che lamentava di esser stata allontanata illegittimamente dalla scuola di Psichiatria per aver «contrastato l'anomalo sistema vigente all'interno della Clinica di San Camillo».

«La nostra tesi difensiva è stata accolta in pieno – è il commento dell’avvocato Marcello Bazzoni – sia perché per uno dei reati in particolare non è prevista l’applicazione della misura, sia perché tutti i capi di imputazione sono inesistenti nella sostanza. È un grande

passo in avanti». «Una decisione che ridà credibilità alla Clinica» ha dichiarato il collega Nanni Campus. Mentre l’avvocato Giuseppe Conti ribadisce che si tratta di un’inchiesta destinata a sgonfiarsi. Del collegio difensivo fanno parte anche gli avvocati Luigi Satta ed Edoardo Morette.

TrovaRistorante

a Sassari Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Come trasformare un libro in un bestseller