Sorso, l’agro è invaso da un flusso d’acqua di origine misteriosa

Il Comune non interviene in attesa che il giudice si pronunci E i proprietari cercano di deviare il “fiume” fuori dai terreni

SORSO. Un fiume d’acqua solca da mesi le strade vicinali “Li Casini”, “Paradacoddi”, “Agliastreddu” e “Bagnu”. Un serpentone lungo chilometri, giorno dopo giorno si fa spazio fra oltre 10 ettari di campagne sorsensi dirigendosi lentamente verso la strada provinciale 48, oggi molto trafficata a causa della chiusura alla circolazione della Sp81 per via del ponte crollato sul rio Pedrugnanu. L’annosa questione si trascina da anni senza arrivare a soluzione. Nel frattempo i proprietari della zona fanno a gara per deviare l’ingente flusso d’acqua al di fuori dei loro terreni. Il risultato è che la strada vicinale viene attraversata da un fiume che allaga e arriva nelle case che si trovano chilometri a valle. Secondo i periti c’è un’enorme massa d’acqua sotterranea - la cui origine è sconosciuta - che preme sulla condotta “Coghinas II”. L’importante opera, che attraversa l’agro trasportando un metro cubo di acqua grezza al secondo verso i potabilizzatori di Sassari, rischia la rottura.

Rabbia e disperazione. Il Comune di Sorso sembra paralizzato. Nonostante le proteste continue dei residenti, l’amministrazione guidata da Giuseppe Morghen avrebbe le mani legate. In sostanza, a distanza di anni dai primi casi di allagamento, nessuno è ancora in grado di dire se si tratti di una fonte naturale, di una perdita di rete dell’Enas, di Abbanoa, o in generale di una condotta in pressione. Il caso è all’attenzione del Tribunale di Sassari e il Comune di Sorso non intende muovere un dito fin quando il giudice non deciderà sul da farsi. Ed è proprio il presunto rimbalzo di competenze fra gli enti più o meno competenti a esasperare le famiglie residenti nella zona. La vicenda si trascina da anni e per ora l’unica cosa certificata sono i danni causati dall’allagamento che ha proporzioni mastodontiche: l’ultima stima parla di 10 ettari invasi dall’acqua, ma mancano i dati successivi all’inverno appena trascorso.

Guerra delle zappe. Di fronte all’assenza cronica delle istituzioni, proprietari e residenti della zona hanno deciso di farsi, per così dire, giustizia da soli. Percorrendo gli sterrati della zona fra “Li Casini” e “Almuzzeddu” ci si imbatte nella rappresentazione plastica del famoso detto “Not in my backyard” ("Non nel mio cortile"): cittadini armati di zappa intenti a deviare il fiume lontano dal loro terreno. In sintesi c’è chi non accetta che l’acqua scorra seguendo il percorso naturale e invece di canalizzarla all’interno del proprio terreno - conducendola a valle, come impone la legge - quatto quatto ne modifica il corso sperando di non essere scoperto. Ed ecco che il fiume di acqua si riversa nella strada vicinale e raggiunge i proprietari delle abitazioni che si trovano a chilometri di distanza, in una zona estranea a quella dove origina la misteriosa fonte. Insomma, un disastro

che rischia di ripercuotersi un po’ contro tutti nella zona. Sì perché l’azione erosiva dell’acqua, agevolata dalla gravità data la pendenza, sta letteralmente portando un lato della strada de “Li Casini”, che molto presto risulterà talmente scompensata da essere addirittura impercorribile.

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