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Nella villa Tiscornia si perde il ricordo di fasti ottocenteschi

In regione Rizzeddu ci sono l’abitazione e la cappella privata della facoltosa famiglia di Giacomo, che lasciò il segno scrivendo articoli in uno dei tanti giornali nel Risorgimento cittadino

Quella che vedete oggi in foto è un’altra delle vecchie tenute ottocentesche che ancor oggi punteggiano l’agro intorno Sassari e che, il più delle volte, si ritrovano ad essere inglobate in quartieri residenziali suburbani formati da ville e villette.

Oggi si parlerà di Villa Tiscornia: il “ricordo” tramandato, miscelato con buone dosi di fantasie, narra che questa struttura in antico sia stata un convento. Come sempre mancano documenti: potrebbe darsi che sia stata una proprietà ecclesiastica, ma di fatto al XIX secolo appartenne alla famiglia Tiscornia. Questa famiglia si segnalò nella borghesia sassarese ottocentesca: un suo esponente, Giacomo, profuse il suo impegno negli anni del Risorgimento promuovendo idee e scrivendo in uno dei tanti e tanti giornali che videro la luce in città in quegli anni e che durò come tutti quelle carte per poche uscite, prima di chiudere. Nel cimitero monumentale dal 1881 c’è la tomba familiare Tiscornia, con raffigurato il Genio del Tempo, opera dei Fratelli Repetto di Lavagna.

La villa si presenta come un grande corpo rettangolare allungato, affacciante sul poggio soprastante la vallata dove oggi stanno le Serre Arghittu (in regione Rizzeddu, quasi all’imbocco di Gioscari e Sette Fontane). L’edificio principale conta due piani, mentre ai lati stanno locali a un piano. Spicca la piccola cappella, di cui si ignora l’intitolazione. I locali adiacenti la cappella, formanti il primo piano dell’abitazione, hanno belle volte a crociera non costolonate, intonacate, richiamanti altri esempi simili presenti in strutture rurali sassaresi e probabilmente databili al XVIII secolo; il resto degli ambienti pare aggiunto nell’Ottocento. Davanti la facciata della villa si estende il poggio, un grande oliveto, formante la proprietà: purtroppo oggi la struttura è abbandonata,

i tetti stanno cedendo o hanno ceduto (la chiesa è scoperchiata): ci si augura che i proprietari possano recuperarla, ovviamente rispettandone la fisionomia e la storia.

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