“Marea nera”, Russo: mai visto controlli

Il vicedirettore di Fiume Santo (agli arresti da mercoledì) in aula. Manutenzioni sulla tubatura? Non mi è capitato di notarle

SASSARI. La domanda cruciale del pubblico ministero Paolo Piras arriva quasi alla fine dell’esame del teste: «Le risulta siano mai stati fatti controlli sulla tenuta della canala?». La risposta è precisa: «Personalmente no, non li ho mai visti».

Sereno, sorridente, volto disteso, Livio Russo ha aspettato l’inizio del processo seduto su una sedia nell’aula al primo piano del palazzo di giustizia. Il vicedirettore della centrale di Fiume Santo da mercoledì scorso agli arresti domiciliari insieme al manager Marco Bertolino per l’inquinamento ambientale di suolo e sottosuolo nella vasta zona della centrale termoelettrica, è comparso come testimone nel processo sulla «marea nera», la vicenda dei quasi 40mila litri di olio combustibile che la notte tra il 10 e l’11 gennaio del 2011 si riversarono in mare dalla banchina di Fiume Santo causando un disastro ambientale di incredibili proporzioni. Diversi testi della Procura durante il processo hanno spiegato che l’inquinamento non arrivò dalla nave che stava scaricando l’olio combustibile ma dalle condutture di terra – probabilmente non sottoposte alla dovuta manutenzione – che servivano a trasportare il prodotto dalla nave ai serbatoi.

Rispondendo alle domande del pm, Russo ha spiegato come quella mattina venne a sapere dello sversamento: «Ero nel mio ufficio, mi avvisarono e andai subito sul posto in macchina. Lavorammo subito per ripulire tutto. Sul momento fu impossibile individuare la fonte da cui proveniva la perdita, lo stabilimmo successivamente».

Per la questione “marea nera” sul banco degli imputati ci sono Bertolino, Salvatore Signoriello (amministratore delegato di E.On Produzioni) e Francesco Capriotti, manager di Enelpower dal 2002 fino al settembre 2004. Le accuse sono: crollo colposo aggravato dalla previsione dell’evento (riferito alla rottura dell’oleodotto) e deturpamento delle bellezze naturali.

Livio Russo è stato citato come teste dal pubblico ministero Piras proprio in virtù del suo ruolo di vicedirettore della centrale. Nell’ottica dell’accusa i vertici di E.On imputati in questo procedimento non avrebbero disposto le necessarie manutenzioni degli impianti che avrebbero potuto evitare lo sversamento di quell’enorme quantità di olio in mare che finì per deturpare uno dei panorami più suggestivi del Mediterraneo. «Quel giorno – ha spiegato l’ingegnere Livio Russo rispondendo alla domanda dell’avvocato Giuseppe Conti che difende Bertolino e Signoriello – mi sono occupato dell’emergenza, cioè ripristinare la situazione di normalità. Abbiamo attivato la squadra di pulizia perché la canala era sporca, sono stati spostati anche i cavi elettrici che alimentano gli impianti di servizio, sono stati smontati e ripuliti». Mentre sull’individuazione del punto esatto di fuoriuscita dell’olio, Russo ha detto: «Accertammo l’esistenza di un foro microscopico dal quale uscì il materiale che poi finì in mare attraverso un secondo foro all’interno della canala». E alla domanda del pm se gli risultasse che fossero stati eseguiti negli anni interventi di manutenzione nella tubatura “sotto accusa”, la risposta di Russo è stata: «No». Proprio come disse Luciano Piroddi. In una delle ultime udienze il capo reparto movimento combustibili della termocentrale E.On raccontò in aula che, in circa quindici anni, non ci fu alcuna manutenzione

nel famoso raccordo da cui si verificò la perdita di olio.

Il processo è stato aggiornato al prossimo 30 giugno quando si esaurirà la lista testi del pubblico ministero e compariranno le prime parti civili: i Comuni di Sorso, di Stintino e di Castelsardo.

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