Cavallo anglo arabo sardo, «Il governo tuteli la razza»

L’Anacaad scrive a Renzi per chiedere l’istituzione di un albero genealogico Il presidente Cossu: «Il comparto ippico equestre ha bisogno di nuovo ossigeno»

OZIERI. Subito l’istituzione di un adeguato albero genealogico dell’anglo-arabo e una programmazione seria, con congrui montepremi, per le corse dedicate a questo tipo di razza equina. A chiederlo è il presidente dell’Anacaad (associazione degli allevatori dell’anglo arabo e derivati) Mario Cossu, in una lettera aperta indirizzata al presidente del consiglio Matteo Renzi e al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina.

La richiesta, come si sa, non è nuova, è nasce dall’esigenza di una maggiore tutela e valorizzazione della razza anglo araba, specificità della Sardegna che ha “dietro” un vasto indotto di agricoltori, allevatori, proprietari, preparatori, allenatori, fantini e tanto altro. Il settore è in crisi, lo si sa, ma secondo Cossu dare risposta positiva a queste richieste dell’Anacaad potrebbe dare un po’ di ossigeno a comparto ippico equestre e restituirgli «fiducia e dignità».

Affidare il libro genealogico del cavallo anglo arabo all’associazione degli allevatori che curano nello specifico tale razza è, come più volte ribadito negli anni da Cossu, fondamentale per invertire la tendenza negativa che negli ultimi tempi ha portato a un drastico calo delle nascite. Solo l’associazione Anacaad può curare una programmazione ottimale per rivalutare tale cavallo, poiché essa, riconosciuta dalla Ciaa, confederazione internazionale dell’anglo arabo, ha la sua sede in Sardegna, culla della razza e territorio che costituisce il bacino di produzione di oltre il 90 per cento dei soggetti nati in Italia.

Il cavallo anglo arabo è risorsa identitaria e fortemente caratterizzante la zootecnia regionale, oltre che da sempre di grande importanza per l’allevamento nazionale, e affidare la cura della genealogia all’associazione sarda significherebbe riconoscere questo ruolo e dare un segnale tangibile della volontà di valorizzarlo – e di non perderlo. Se a questo si aggiunge, come chiede il presidente Cossu, una migliore programmazione delle corse e un adeguamento dei diversi montepremi, ecco che l’ossigeno al comparto potrebbe sul serio arrivare. Una richiesta che, come detto, non è nuova, e su questo insiste l’ultima lettera aperta di Cossu che tra le righe critica con forza i soggetti competenti non solo per non aver dato risposte positive ma addirittura per non averne dato nessuna e aver, in pratica, ignorato l’Anacaad.

«Attendiamo dal marzo dello scorso anno - racconta il presidente Cossu - la riconvocazione dell’incontro tecnico convocato dal Mipaaf con Agris, assessorato regionale all’agricoltura e Anacaad. A noi interessa invertire subito la tendenza negativa e solamente da un confronto serio e trasparente possono venir fuori le migliori soluzioni. Noi non abbiamo problemi a confrontarci con chicchessia, su questi temi come su altri e, comunque, la questione del libro genealogico del cavallo anglo arabo deve essere affrontata repentinamente e davvero senza ulteriori inutili ritardi. Invece - conclude Cossu - siamo lontani dall’auspicata (almeno

da noi) azione sinergica di buona politica che ci porti fuori dalle sabbie mobili in cui lentamente, ma inesorabilmente, ci stiamo impantanando. Non solo non avete risposto a noi, ma nemmeno ai deputati e senatori, assessori e consiglieri regionali che hanno portato avanti le nostre istanze».

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