Carlo Cocco disse: «Per me è finita...»

Le paure del testimone chiave raccontate in aula dalla sorella. «Era stato minacciato, chiese di venire a dormire a casa»

SASSARI. Si incrinano dopo che Carlo Cocco - il testimone che ha dato un contributo importante per l’avvio delle inchiesta-bis sul sequestro dell’allevatore di Bonorva Titti Pinna - viene sentito dalla polizia, i rapporti tra lui e Giovanni Maria “Mimmiu” Manca (imputato insieme ad Antonio Faedda nel processo che si sta svolgendo in corte d’assise). I due sono amici, si frequentano assiduamente, fino a quando non parte il nuovo filone di indagine e la testimonianza di Carlo Cocco assume una rilevanza fondamentale per l’accusa. Tanto che la deposizione viene cristallizzata nel corso di un incidente probatorio. Da quel momento Carlo Cocco avrebbe cominciato ad avere paura, tanto da temere per la propria incolumità. Una situazione che, ieri mattina, è stata confermata in aula dalla sorella, Caterina Cocco (anche lei sentita dalla polizia giudiziaria a Oristano come il fratello).

«Si sentiva minacciato – ha detto la donna rispondendo alle domande del pubblico ministero Gilberto Ganassi – e per questo mi aveva anche chiesto di venire a dormire a casa mia». La donna ha anche raccontato di «quelle visite frequenti di Giovanni Maria “Mimmiu” Manca a casa sua per sapere del fratello, subito dopo che si era diffusa la notizia dell’interrogatorio.

É stato l’avvocato Gian Marco Mura - che difende Faedda - a incalzare la teste, per chiarire da dove nascessero le paure dell’uomo. «É vero – ha sottolineato il legale – che suo fratello il 28 gennaio 2008 le disse: “Per me è finita...”, cosa voleva dire? A che cosa si riferiva?».

E Caterina Cocco ha risposto: «Che lo avevano minacciato di ammazzarlo». Sollecitata più volte dalle domande dell’avvocato Mura, la donna alla fine ha detto che suo fratello non le aveva mai parlato del sequestro, ma di avere capito che «aveva paura di Manca».

A gettare dubbi sulla credibilità di Carlo Cocco, poco più tardi, è stato il marito di Caterina, Salvatore Solinas. L’uomo ha raccontato di non avere buone frequentazioni con il cognato. Il presidente della collegio giudicante Pietro Fanile gli ha chiesto: «Perché non va d’accordo con Carlo Cocco?». E la risposta è stata chiara: «Perché ha un carattere strano, alza le voci, è un bugiardo, beve spesso, e poi aveva commesso un furto di agnelli nell’azienda dove lavoravo». Gli avvocati Salvatore Asole (difensore di Manca) e Gian Marco Mura non hanno rinunciato definitivamente alla possibilità di fare arrivare in aula Carlo Cocco per un confronto, anche se finora le richieste sono state sempre respinte. Non è escluso che la proposta venga riformulata con nuove motivazioni.

Ieri sono stati sentiti anche alcuni allevatori che nel pomeriggio del 19 settembre del 2006 (il giorno del rapimento di Titti Pinna) erano impegnati nelle operazioni di scarico di una partita di foraggio a poca distanza dal luogo dove è avvenuto il sequestro e dalla zona dove, successivamente, è stata ritrovata l’auto del sequestrato abbandonata dai banditi (in prossimità dell’azienda dove lavorava Antonio Faedda). É comparso davanti alla corte anche Marco Serra, per il quale il pm Ganassi ha disposto l’accompagnamento coattivo con una ammenda di 300 euro, L’uomo è stato indicato come uno dei 150 partecipanti allo spuntino delle pariglie di Bonorva, nel carnevale del 2006. E come altri ha detto di non ricordare: «Forse ci sono passato per bere qualcosa». Quando gli è stato chiesto se conoscesse Salvatore Atzas (condannato in via definitiva a 30 anni), ha risposto: «L’ho

visto solo in televisione».

Sentiti - come testi citati dal pm Ganassi - anche i due giovani generi di Giovanni Maria “Mimmiu” Manca in merito alle frequentazioni dell’uomo e ad alcuni spostamenti nel periodo del sequestro. Prossima udienza il 22 maggio.

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