Sedini, ucciso dal cancello: il gup archivia l'inchiesta

Peppino Piana era stato schiacciato dall’inferriata. I familiari: «Non è stata fatta giustizia»

SEDINI. Secondo il gip fu «una manovra maldestra» (compiuta dalla stessa vittima) a causare la morte di Peppino Piana, 59 anni, deceduto a Sedini lo scorso gennaio travolto e schiacciato dal cancello di ferro del cimitero comunale dove andava quotidianamente per fare dei piccoli lavori e aiutare i paesani. Condividendo le motivazioni contenute nella richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero, il giudice Giuseppe Grotteria ha in sostanza messo la parola fine – dal punto di vista giudiziario – a una storia tragica che, quando accadde, lasciò il paese sgomento. Perché Peppino Piana era un uomo molto conosciuto, benvoluto, generoso.

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I familiari, venuti a conoscenza della decisione del gip di archiviare «velocemente e senza che nemmeno fosse stata disposta una perizia per verificare lo stato di manutenzione dell’inferriata» sfogano il loro dolore: «Peppino non avrebbe mai usato un bastone per forzare il cancello, così come è stato detto. La verità è che il ferro era mangiato dalla ruggine, lui avrà tentato di aprire e gli è caduto addosso. Nessuno d’altronde era presente in quel momento per dire cosa è accaduto realmente». Avrebbero almeno voluto che la Procura andasse un può più a fondo, che disponesse ad esempio una consulenza tecnica. «Noi lo abbiamo fatto attraverso i nostri legali, un ingegnere meccanico ha detto che quel cancello era “in cattive condizioni di manutenzione, con numerose e visibili parti ossidate e addirittura molte parti del montante centrale praticamente inesistenti in quanto corrose dalla ruggine. Cancello ’guidato’ nella parte alta da un unico supporto per tutta la sua lunghezza». La sintesi della perizia è che quell’inferriata scorrevole non rispettava i requisiti di sicurezza.

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Nell’opposizione dei legali alla richiesta di archiviazione, erano state evidenziate alcune “anomalie”: «Ad esempio la mancata acquisizione al fascicolo della relazione dei vigili del fuoco di Sassari intervenuti per rimuovere la salma, del video che riprendeva lo stato dei luoghi subito dopo l’incidente, e ancora la mancata produzione di fotografie» dalle quali emergeva «lo scarso stato di manutenzione». Vogliono giustizia per il loro caro che non c’è più: «Si sono basati solo sulla relazione dei carabinieri della stazione ma a nostro avviso era necessario un approfondimento che invece non è stato fatto».

Da aggiungere che il Comune di Sedini con una determina del 22 gennaio (appena due settimane dopo la morte di Piana) aveva affidato a un’impresa i lavori per la sostituzione del cancello e la messa in sicurezza di tutta la cancellata adiacente. «La prova – secondo la famiglia – che la manutenzione era realmente necessaria».

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