Le Ute in bolletta: senza sovvenzioni la chiusura è vicina

Da tre anni le Università per la Terza Età non ricevono fondi Appello a Provincia e Regione: ci bastano 100mila euro

SASSARI. Le Università della Terza Età di Sassari, Alghero, Ozieri e Burgos rischiano la chiusura: da tre anni la Provincia non eroga più finanziamenti a causa dei tagli al fondo unico e dopo aver a loro volta tagliato sui costi per quanto possibile, ora le quattro istituzioni si trovano con l’acqua alla gola e nell’impossibilità di continuare in futuro a dare il prezioso servizio agli anziani per cui erano state istituite oltre trent’anni fa. «Se le sovvenzioni previste d hoc dalla legge regionale del 1992 non verranno ripristinate, un’attività di grande rilevanza sociale per la collettività verrà persa», è il grido d’allarme del presidente dell’Ute sassarese Alessandro Maida che lancia un appello a Provincia e Regione, insieme con il vice AlessandroPazzona, il consigliere d’amministrazione Manlio Brigaglia, la presidente della sede di Alghero, Marisa Castellini, e con i dirigenti di Ozieri e Burgos, affinchè i contributi vengano ripristinati. Basterebbero complessivamente 100mila euro, da distribuire in proporzione, e non si sarebbe costretti a chiudere.

Per entrare nei dettagli, l’ultima liquidazione da parte della Provincia alle quattro Ute risale al 2013 ed era relativa all’anno accademico 2010-2011. I dirigenti affermano che di recente «l’amministrazione provinciale ha confermato che anche per l’anno accademico in corso non dispone di risorse per il funzionamento delle Ute». Parole che sono suonate come un de profundis. Ma le Università per la terza età non ci stanno e gli iscritti sono pronti a mobilitarsi per non perdere quanto finora veniva loro assicurato: lezioni accademiche di alto livello, viaggi di studio in Italia e all’estero, lezioni itineranti nei siti archeologici e artistici della Sardegna. E una serie di corsi e laboratori collaterali: insegnamento delle lingue straniere, pittura, disegno, attività motoria, fotografia digitale, coro, cucina, cultura e ceramica, ricamo antico e altri ancora ai quali hanno collaborato, in qualità di insegnanti, anche artisti, per citarne soltanto uno, come Elio Pulli. Il vasto progetto delle Università per anziani era nato con lo scopo di educare, formare e informare, fare prevenzione, contribuire alla crescita culturale degli allievi offrendo loro anche l’opportunità di socializzare. Attività che li hanno impegnati e li impegnano anche per 220 ore annue di lezioni. E tutto ora rischia di essere vanificato dal progressivo assottigliamento dei fondi. Anche la Fondazione Banco di Sadegna, infatti, ha ridotto le sovvenzioni. Anche le Ute hanno avviato una spending review. «Se un computer si rompe non lo sostituiamo, abbiamo ridotto le spese telefoniche e facciamo a meno del riscaldamento nella sede», spiega il presidente Maida. «Preso atto delle difficoltà del momento, non è però accettabile che si sia mostrata questa totale indifferenza nei confronti di un settore che,

grazie al lavoro e alla professionalità spesi in regime di volontariato, continua a garantire alle nostre collettività un servizio di grande significato sia per il benessere degli anziani che per la serenità delle loro famiglie», dicono i dirigenti. L’appello è lanciato, si attendono risposte.

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