Osilo celebra Migheli, il suo «poeta contro»

Grande interesse per il convengo dedicato all’uomo che nell’Ottocento lanciò la polemica anticlericale

OSILO. «Un poeta contro», lo ha definito Mimmo Bua nella sua introduzione a “Sa briga ‘e sos santos”, edito da Della Torre nel 1986, perché nella poesia di Antonio Domenico Migheli, nato a Osilo nel 1843, «il sarcasmo si alterna al burlesco e il gusto coraggioso dell’invettiva contro i potenti, gli oppressi, i tiranni altezzosi e i reggicoda servili non si perita, quando occorre, di rendere il verso aspro e stridente, purché capace di ferire o di andare a bersaglio». Se ne è parlato nel convegno “Poeti di Osilo. Antonio Domenico Migheli”, organizzato dall’assessorato comunale alla Cultura e coordinato da Nicoletta Murineddu con la collaborazione di Paolo Pillonca e Salvatore Tola. Dopo l’introduzione del vice sindaco e assessore alla Cultura, Antonello Pintus, che ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa, sono intervenuti nell’ordine: Salvatore Tola, Nino Pericu, Roberto Carta e Paolo Pillonca. Tola ha ricordato come Antonio Domenico Migheli sia stato un caposcuola anche nel campo della polemica anticlericale. Stimolato da un certo Antonio Chessa di Porto Torres, che diceva di aver visitato l’inferno, concepì un paio di opere in versi nelle quali criticava duramente il potere temporale dei papi e le deviazioni del clero rispetto alla parola evangelica. Nino Pericu, coautore con Mimmo Bua del libro “Antonio Domenico Migheli, Sa briga 'e sos santos e altre poesie”, ha evidenziato la caratura illuminista del personaggio Migheli, un respiro letterario che ha saputo varcare i confini dell’isola. Pericu ha ricordato come il paese di Oschiri – dove Migheli si trasferì - abbia rappresentato per lui un luogo tematico eccellente per favorire la sua indubbia qualità poetica. Roberto Carta, che gestisce un blog molto seguito in cui scrive di studi sardi, ha sottolineato la potenza dell’opera di Migheli in termini di collante storico-culturale a cavallo di due secoli. Un’opera che ha chiamato in causa tutto l’Ottocento sardo e che ha continuato a propagare i sui influssi per tutto il Novecento. Paolo Pillonca ha ricordato come Antonio Domenico Migheli abbia infranto per primo il tabù dell’intoccabilità del clero. Fino ad allora i preti avevano goduto di un trattamento privilegiato da parte degli autori di poesie, molti dei quali, peraltro, erano sacerdoti essi stessi. Migheli non era ateo ma forse in seminario aveva visto qualcosa che l’aveva allontanato dalla vocazione. Nel corso della serata, le attrici Nora Runchina e Antonella Sanna hanno recitato alcune ottave del poeta, accompagnate alla chitarra da Gavino Campus. Ma il momento clou è stato la rappresentazione del noto

poemetto satirico “Sa briga ‘e sos santos”, magistralmente interpretato dagli attori della Compagnia Cinema Teatro Osilo, Antonello Pintus, Gianfranco Migheli, Antonella Sanna, Massimo Ruiu, Giovanni Loriga, sottolineata dai convinti applausi del numeroso pubblico presente.

Mario Bonu

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